Söndörgő, i Balcani che non ti aspetti

Pubblicato il 2011/10/20 da Balkan
sondorgo

Per scoprire le vere radici della musica ungherese, bisogna partire da due personaggi, Bela Bartok e Zoltan Kodaly. Due musicisti, nati a fine ’800, autori di una sistematica ricerca filologica, che ha permesso di cogliere la naturale essenza della cultura musicale magiara. La storia delle steppe ungheresi volge il proprio sguardo sempre più a Est, verso la Mongolia ed i suoi canti gutturali, distaccandosi, di fatto, dal grande ceppo della musica balcanica. Oggi, il grande fenomeno della musica ungherese si chiama Sondorgo.

Un nome dal timbro scandinavo, che rimbomba prepotente nei grandi teatri dell’Europa più lontana. A risuonare però, non sono le grancasse, le trombe e i tromboni delle più note brass band, ma un insieme di chitarrine, pescate qua e là, alle estremità del globo. Lo strumento più rappresentativo dei Sondorgo è certamente la Tamburica, antichissimo strumento balcanico a corde, di origine turco-persiana e dalle molteplici varianti. Ogni membro dei Sondorgo suona la sua tamburica, in ogni sua forma e dimensione. Quello che può sembrare un sirtaki d’ungheria o una serenata napoletana al mandolino, cambia radicalmente rotta grazie all’improvviso inserimento di sassofono, clarinetto e fisarmonica.

Difficile dire chi siano veramente i Sondorgo. Le tante, tantissime collaborazione con artisti d’ogni genere e paese, sembrano voler confondere la formazione ufficiale. Nonostante le grandi differenze con la musica popolare balcanica delle fanfare, questo quintetto ungherese si sente figlio di quelle terre, tanto da intitolare il loro ultimo album “Tamburising: the lost music of the Balkans”. Qualcosa di più di un semplice omaggio, segnato dall’utilizzo delle trombe di “Cigancica” e dall’arrangiamento della celebre “Opa Cupa“. I Sondorgo hanno intrapreso una via difficile, ricercata, ma consapevoli dei propri rischi, continuano a riempire le sale di un nostalgico impero austro-ungarico.


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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Direttore. Giornalista Pubblicista, collaboratore de La Repubblica. Appassionato di rock e world music.

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