Slavic Soul party, il sogno americano

Pubblicato il 2011/09/26 da Balkan
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Prima o poi la Statua della Libertà suonerà la tromba. A New York ne sono sicuri, pare essere solo questione di tempo. La rivoluzione musicale dell’Est ha ormai contagiato il mondo intero e la Grande Mela non poteva essere da meno. Così, a Brooklyn si parla di Slavic Soul Party (SSP), tradizionale brass band degli anni 2000. Le vie percorse sono quelle che portano da Belgrado a città del Messico, passando per Israele e fermandosi nel cuore degli Stati Uniti. Trombe, sassofoni, percussioni, una fanfara vecchio stampo con le classiche innovazioni di questi tempi. Non manca davvero niente, nemmeno un galletto che accoglie i visitatori del sito internet della band, in pieno stile Kusturica. Il primo vero disco è “Tecnocek Collision”, mix serbo-statunitense con all’interno “Opa Cupa”, famoso grido zingaro che risuona nelle danze più tradizionali. L’ultimo album “Taketron” prodotto da “Barbes record”, la stessa degli Hazmat Modine, è certamente il più genuino. Non tanto per lo stile musicale, che rimane invariato, ma per l’esperienza accumulata dagli Slavic Soul Party nel corso degli anni. Prima di questo disco bisogna registrare “In it not on it”, documentario sulla Serbia, che ha permesso a questi suonatori d’oltreoceano di toccare con mano cosa vuol dire essere slavic. Ripercorrere le orme di Boban Markovic ha rappresentato un discreto passo evolutivo, che ben si è sposato con la multiculturalità dell’America più stravagante.  Matt Moran, frontman e percussionista degli SSP confessa il proprio stupore di fronte alla diffusione di questo movimento, ipotizzando un’insolita battaglia tra chitarre e tromboni. Di questo passo, il prossimo inno americano, sarà certamente composto in Bosnia.


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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Direttore. Giornalista Pubblicista, collaboratore de La Repubblica. Appassionato di rock e world music.

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