RUGGINE : arde il -core rumoroso del Canalese

Ruggine
di Lorenzo Giannetti

Narzole è un piccolo paesino del Canalese dove a dominare è un verdeggiante ambiente collinare, la vigna e ancora la vigna.    Ma a parte il vino a Narzole ci sono i Ruggine, rumoroso quartetto in bilico tra hardcore, noise e math-rock, facente parte d’una sempre più attiva ed interessante scena noise/r’n’r  nella provincia di Cuneo. La “Provincia Granda” , terra del buon cibo ma anche (quasi sicuramente) della noia urticante e sonnacchiosa, sembra aver accumulato rabbia e distorsione esplose con furente impatto negli ultimi anni: un ribollente magma creativo condensatosi nell’ultimo anno attorno alla Canalese Noise Records, etichetta indipendente fondata quasi per scherzo dall’intensa collaborazione ed amicizia tra le varie band della zona.

Nati come trio hc nelle stalle di Narzole adattate a sala prove, i Ruggine pubblicano a distanza di quattro anni (e dopo l’interessante ep “Fuliggine”)  “Estrazione matematica di cellule”.

Riff schiacciasassi, due bassi (due!) sapientemente amalgamati da Paolo Scalabrino e Francesco Rossi (a turno, uno ti colpisce l’altro ti stende..), la batteria di Davide Olivero a ritmare la valanga di suono completata dalla rabbiosa ed intensa voce di Simone Rossi. Album sofferente, tracce che si conficcano sottopelle come chiodi accompagnati da pesanti martellate sonore. Atmosfere post-apocalittiche che musicalmente oscillano tra la stasi carica di agonia e la tensione liberatoria. Collocabili a cavallo tra le lunghe sfuriate noise alternative di Dead Elephant e Don Caballero ed il sanguigno hardcore italico di SottoPressione (“Ruggine” è anche una canzone dei SP ma il nome della band nasce in realtà in maniera un po’ impulsiva sfogliando una rivista e soffermandosi su un album dei Gea), Angeli, Altro ma anche i primi Negazione, le sonorità dei Ruggine sfumano dal macchinoso al rarefatto trascinando l’ascoltatore in un vortice d’inquietudine.

Suggestivo definirli  una versione hc degli immensi Massimo Volume: sicuramente l’influenza della band bolognese, del coinvolgente fondersi di poesia declamata e melodie alternative, si palesa nelle struggenti e lucide liriche di Rossi (valore aggiunto per una band che cantando in lingua inglese rischierebbe forse di disperdersi in un mare magnum di “sorelle anglofone”) e nel dispiegarsi denso delle tracce che nella medio-lunga durata esibiscono repentini cambi d’atmosfera.

Dal terremoto emergono le amare riflessioni su una realtà-società malata,  il nulla del mondo e la precarietà della vita (“brucia la vita decisa ormai derisa, questa è solo apparenza, non c’è sostanza, non c’è speranza”) la rabbia costretta ad infrangersi sul muro del disincanto (“cos’è che sfugge? Cosa ci attende? Quando arriverà, sono sicuro farà male”).

Rimangono le macerie su cui (forse) ricostruire (“con rabbia trasformo me stesso..è l’alba dei nostri pensieri”).

Rimane la musica (buona), rimane la Ruggine.

(28/06/2011)

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Lorenzo Giannetti
Lorenzo Giannetti

Direttore di OUTsiders. Classe 1990. Scrivo anche per Zero.eu, Impatto Sonoro e Rocklab.