Records Store Day, part 1: split Gazebo Penguins/Cani e EP Zen Circus
I dati parlano chiaro: la vinilmania continua a far proseliti. Il magico e quasi romantico supporto vinilico esercita, in questi tempi di magra per il mercato discografico e di grasso download digitale, uno spleen ancora intatto, anzi in ascesa, alle orecchie degli appassionati. Certo, si parla pur sempre di una nicchia, spesso anagraficamente over 40 direte voi. Ma allora perché questa impennata di vendite? Chi è davvero il vinil-addicted? Un meticoloso divoratore di decibel, nostalgico feticista vintage? Non solo.
In quest’epoca di iper-produzione (nel bene e nel male), per gli autentici appassionati che mirano ad un ascolto (per quanto possibile) a 360° del panorama nazionale ed internazionale, l’acquisto dei vari cd “che meritano” diventerebbe una spesa di proporzioni bibliche; fermo restando che il prezzo dei cd (in modo particolare delle nuove uscite) rimane sostanzialmente invariato e dunque (questo è parere strettamente personale) mediamente alto, la direzione sembra essere sempre più quella dell’acquisto mirato, magari anche alleggerendo maggiormente il portafoglio ma portandosi a casa un’edizione speciale, un cofanetto o il beneamato formato in vinile. Meno acquisti dunque, ma più sostanziosi? In parole povere: non due cd, ma un vinile?
Difficile dare giudizi o formulare ipotesi sul futuro. Quel che è certo è che l’acquisto in vinile è in ascesa non solo per i “passatisti” ma soprattutto (ed è questa la variabile che fa impennare i grafici) per le nuove leve: e se un giovane decide di buttarsi al banchetto post-concerto per acquistare il vinile anziché il cd, è anche perchè l’artista (dunque l’etichetta) stesso ha voluto puntare sulla produzione/promozione di quel supporto.
Premessa doverosa quanto inevitabilmente lacunosa per un tema cosi ricco di spunti sociologici, che riporta tuttavia alla nicchia sopracitata, senza entrare nell’ambito dei grandi numeri: non stupisce dunque che il Records Store Day sia un po’ lo specchio di questi tempi musicalmente incerti, titubanti in tutti i sensi se si guarda al futuro della diffusione della musica (mainstream e underground).
La nostra visione dell’evento si limita ad una testimonianza diretta da Torino, lo sguardo prosegue poi online allargandosi alla Penisola e all’estero. Se in Inghilterra e U.S.A. la giornata dedicata al disco ha sicuramente una sua risonanza, in Italia la faccenda è sicuramente più blanda. Il negozietto di dischi è già di per sé schiacciato dalla concorrenza delle grandi catene e la bassissima cultura musicale italiana di certo non aiuta. Dunque a livello di pulsioni vitali cittadine, questo Records Store Day, nonostante l’aumento di iniziative previste in tutta Italia e lo sdoganamento di un’applicazione specifica per smarth phone, non ha molto da raccontare.
Interessanti sono però le uscite nostrane predisposte ad hoc per l’occasione, che ci preoccupiamo di omaggiare in queste settimane, iniziando da uno split chiacchieratissimo ed una manciata di follie punk. E qui sì che dobbiamo diffondere, promuovere, raccontare, ascoltare…
Ascoltare lo split zoomorfo che tanto aveva fatto parlare di sé (e peraltro già gentilmente diffuso in free listening settimana scorsa) tra Gazebo Penguins e I Cani: “I pinguini non sono i cani e i cani non sono i pinguini”, ce n’eravamo accorti anche noi, mentre piazzavamo in rete le recensioni di due degli album più interessanti dell’anno scorso e se ne è accorto il pubblico, che affolla i concerti di entrambi. Riassunto dei capitoli precedenti. Capitolo 1: dei Pinguini incazzati da Zocca senza Vasco distribuiscono Legna(te) hardcore e noi ce le prendiamo con giubilo, pensando a quanto ci era piaciuto “Rovina” dei Fine Before You Came. I live schiacciasassi completano il quadro già di per sé esaltante, facendo capire a tutti che i Gazebo Penguins sono qui per restarci. Capitolo 2: Il sorprendente album d’esordio dei Cani sorprende davvero tutti, anche gli scettici e i genitori degli scettici. In breve tempo tutti vengono a sapere che i Cani sono sciolti e quest’anno mettono un decino per sentirsi Velleità dal vivo e non Vasco Brondi. Si formano gli schieramenti (il solito giochino amore/odio), e questo va molto bene. Presto per osannarli, ma diciamolo, anche per infangarli. Anche questo comunque va molto bene. Nuovo capitolo: split. Cani e Pinguini dividono tutt’al più un paio di date, si conoscono (anche le rispettive case discografiche, 42 Records e To Lose la Track, che qui duettano meravigliosamente e con la collaborazione di Audioglobe), si annusano (concerti sudati: molto bene), diventano amici e confezionano questo vinile 10”: confezione spaventosamente bella (opera di Legno, già art-work Gazebo e merchandising Cani), due cover-due inediti e via, tutto rigorosamente a sfondo verde fluo (che ad OUTsiders piace tanto). Nel dettaglio: i Pinguini ci sbattono in pieno volto la nuova “Nevica” abrasiva e compatta, I Cani ci ipnotizzano con il nuovo pezzo “Asperger”. Entrambe già suonatissime ai concerti. Poi è il momento di scambiarsi i libretti dei testi: I Cani si cimentano in una versione liquida di “Senza di te”, meno sguaiata ma ugualmente spietata, mentre i Pinguini rispondono bene prendendo a rasoiate “Wes Anderson”. Tutto a modino, ma il risultato non è olistico quanto speravo. Sarà che ho troppo in mente i rispettivi dischi oppure il mirabolante split Massimo Volume/Bachi da Pietra uscito anno scorso nella medesima occasione piazza in me un’asticella troppo alta. Non prendete questo split come una summa dell’iter Pinguini-Cani insomma, ma godetene comunque tutti. Interazioni del genere meritano davvero di essere approfondite.

Improntata al divertissement anche la proposta degli Zen Circus per Black Candy Records: Metal Arcade vol.1 è “il primo volume di follie punk di una serie di EP a scadenza casuale e giocosa” nel quale il Circo Zen si cimenta nelle cover di gruppi punk (più o meno) underground che hanno segnato il loro percorso musicale. Un gioco di ricordi in doppia cassa dunque ma anche un ritorno alle origini per il trio pisano, ai tempi del busking in salsa folk-punk nei sobborghi di Pisa. Inoltre, un omaggio velato e speculare a quegli Husker Du che tanto hanno ispirato il loro sound schietto ma al tempo stesso melodico (nonché il nome della band): il titolo dell’EP fonde infatti due storiche uscite della band californiana, “Metal Circus” e “Zen Arcade”. Scelta di riverenza per “Where Eagles Dare” dei Misfits, di nicchia per i punk rockers Eppu Normaali (qui è il bassista Ufo che passa alla voce e canta in finlandese!). L’inedito “Punk Oi Puppy Sex 2001” rievoca follie à la NoMeansNo. Ben riuscita la versione hc della sincopata e spagnoleggiante “Mexican Requiem”; già chicca per i fan la brusca accelerata rifilata a “Vent’anni”.


























