Watcha Clan, i nuovi orizzonti della world’n'bass
In tempi non sospetti, nell’antico libro della Genesi si poteva leggere: “Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Oggi, a millenni di distanza, il progetto è finalmente arrivato a termine, ma con ben altri intenti. A condurre quest’ambizioso progetto sono i Watcha Clan, un quartetto di nomadi marsigliesi capaci di spaziare dalla drum’n bass, all’hip-hop passando per gli ottoni della musica balcanica. Dal porto di Marsiglia, allo stretto del Bosforo, il messaggio di “Radio Babel” non trova confini. Apprezzati nel mondo del balkanbeat, grazie a canzoni come “Balkan Qoulou”, arrivano nel 2011 con un disco più maturo, trovando la giusta alchimia e spaziando nella musica mondiale.

In “Radio Babel”, l’elettronica, fatta di ululati, chittarre elettriche e percussioni nord-africane si mischia alle danze tuareg del deserto magrebino, alle canzoni folk israeliane, per coinvolgere l’intero mediterraneo. Vero prodigio della multiculturalità, si presentano sul palco con strumenti, danze ed abiti dei mondi più sperduti. La Babele musicale dei Watcha Clan è rappresentata dal connubio islam-elettronico di “Hasnaduro” e dalla sorprendente “Im nin alu“, antica poesia ebraica del rabbino Shalom Shabazi. La filosofia mondiale di questo quartetto francese, la volontà di annientare i confini è espressa nel mini video-denuncia “We are one“, un documentario sulla tragica situazione tra Messico ed America. Cantando in tantissime lingue diverse, i Watcha Clan vogliono essere cittadini del mondo, un mondo senza muri, concreti od ideologici che siano.


























