Parov Stelar, l’inventore del passato
Nascere a Linz e chiamarsi Markus Fureder non fa parte della biografia di uno swinger. E in effetti questo ragazzo aveva iniziato la sua carriera nei secondi ’90 come dj nei locali della sua Austria, a suonare ciò che rende orgogliosa la Mitteleuropa, ovvero la dance magniloquente che dagli anni ’70 è patrimonio culturale della musica tedesca.
“Plasma”, il suo pseudonimo, dice meglio di noi quali fossero i suoi obiettivi sonori.
I primi anni di dura gavetta rimangono oscuri. Il nostro è perso tra le schiere di giovani colleghi, intenti uno più dell’altro a remixare tutto e tutti, condannati quindi in massa all’anonimato del “copia-incolla” da club di provincia.
Questo periodo è fondamentale per l’allontanamento dai vecchi canoni e dagli abusati stilemi dance, quasi un ritiro nell’ombra per lavorare su idee diverse, per approdare a nuovi lidi.
Infatti, fino al 2004 il curriculum dell’austriaco è di assoluta insignificanza; poi, la svolta.
Non ci sono notizie certe sul periodo, ma sappiamo che avvenne tutto in grande fretta: cambia nome in Parov Stelar, fonda la Etage Noir Recordings e immediatamente dà alle stampe l’EP “Kiss Kiss” e “Rough Cuts”, che lo portano di lì a poco alla notorietà internazionale.
La vena elettrica del nuovo swing è ancora ben celata, sotto il manto sofisticato e soft che avvolge la creatura di Stelar. Il suono iper-curato vuole mescolare un indole chill-out con la classe del jazz, nel quale però si notano, di tanto in tanto, i cambi di umore ritmici che spiazzeranno pubblico e critica con i lavori successivi.
Nel 2005, solo un anno dopo l’iniziale successo, pubblica “Seven and Storm”. Oscuro, sottilmente percorso da un’opera decostruttiva che ridisegna la mappa musicale dell’album precedente, confondendone l’accuratezza e le architetture. Eppure, nelle trame sognanti di un’elettronica avanguardistica e concettuale, si insinua il solito germe swing a dettare i tempi
Il 2007 è l’anno di “Shine”, sull’onda di un raffinamento sempre più consapevole che diventa marchio di fabbrica. La voce di Lilja Bloom sorregge i rendez-vous jazzistici nelle pieghe di un’elettronica meno stringente, che lascia spazio alle atmosfere calde e serene di una New Orleans degli anni ’20 in festa.
L’evoluzione di Parov Stelar va di pari passo con i lavori in studio, ma anche e sopratutto con le decine di remix in collaborazione con Hotel Costes, Buddha Bar ed Electro Swing. Dal 2004 ad oggi non si contano le compilation che vedono il suo nome almeno nella tracklist, se non nella produzione. Stesso discorso per i remix delle sue stesse canzoni (mixate a loro vlta dallo swing), che proliferano ovunque su Internet
“Coco” è il suo ultimo album, edito nel 2009. Le sonorità ormai contemplano l’intero paesaggio stilistico dell’austriaco, spaziando sapientemente da ritmi lenti e trasognati a partiture accelerate, swinging come il genere che ha resuscitato.
La Parov Stelar Band, il gruppo che suona nei live del dj, è in giro per l’Europa da quando è nato. Noi vi racconteremo il live di Istanbul, in cui presentano quest’ultimo lavoro.
Ormai Stelar è un’autorità indiscussa in campo di Electro Swing, considerato da molti il precursore di un nuovo genere, da altri un vero e proprio profeta di una nuova era musicale.
Quel che è fuori di dubbio è che un solo musicista ha saputo eguagliare (e in un tempo minore) ciò che il fenomeno balkan stava costruendo da anni in termini musicali, cinematografici e letterari.
Se in tutta Europa questo movimento ha trovato una risposta tanto calorosa da parte del pubblico, il merito va quindi attribuito prima di tutti a Parov Stelar.
Mescolare lo swing con la dance e con l’elettronica più raffinata ha creato ciò che rende ineffabile la musica in senso proprio: la sorpresa della novità, ciò di cui artisti come lui non ci faranno mai sentire la mancanza.




















