Concerti

2 novembre 2011
 

Paris: Festival Perestronica

festival-perestronica outsiders

Dal nostro corrispondente in Francia

L’universo musicale parigino è vastissimo e ricco di sorprese. Ogni sera in varie zone della città, da Montmartre a Bastille, da Pigalle a Belleville, si possono trovare serate live di tutti i tipi e per tutti i gusti. Noi divoratori di musica abbiamo solo l’ imbarazzo della scelta.

Un buon modo per scoprire nuove e prelibate prede è sicuramente cercare le soirées tra i tanti siti internet che pubblicizzano e presentano gli eventi live in programma nella ville lumière. Uno di questi è http://parislanuit.fr/ : tra i tanti eventi in cartello, ho scelto il “Festival Perestronica” andato in scena all’ International Bar Concert di rue Moret. Il festival si sviluppa nell’arco di tre giorni in cui, dal giovedì al sabato, saliranno sul palco ben nove band: Monkey and Bear(UK), BRNS(BL), Depth effect, Hugo Kant, Racecar (USA), Signal, My Girl in Trouble, Juffage, Geste.

Avendo come casa base Saint-Denis (banlieue a nord di Parigi) siamo consapevoli che il viaggio nel tubo sotterraneo sarà lungo, ma pieni di entusiasmo partiamo alla volta del Perestonica, direzione Belleville, fermata Couronnes. Il quartiere che si estende davanti ai nostri occhi non è sicuramente uno dei più belli di Parigi, però le vibrazioni sono buone, attorno a noi, giovani Parigini affollano gli ingressi dei pub e dei bar concert, le note di una jam session blues escono potenti dal primo bar all’angolo di Rue Moret e poco più avanti, davanti ad un club funky, ragazze di colore si scatenano in danze frenetiche. La notte è viva e pulsa a ritmo di musica.

Raggiunta l’entrata dell’International, veniamo accolti non troppo gentilmente da due grossi gorilla, con mansioni da receptionist, i quali, dopo un minuzioso controllo, appurano che non siamo terroristi e ci accordano il pass per l’ entrata. Il pub si presenta come una bettola in stile Manhattan (Torino): tavolacci di legno scritti, pasticciati e incisi dai clienti, pareti macchiate e bucherellate, studenti stranieri e prezzi finalmente più moderati.

Fatto il pieno, scendiamo al piano di sotto, attirati dalle prime note deliranti dell’ eclettico Hugo Kant. Il trio transalpino sa trasmettere vivacità ed emozioni forti al pubblico, la tecnica di Quentin la Roux è strabiliante e gli effetti della chitarra sono azzeccatissimi, il batterista come al solito fa il lavoro sporco alternando clamorosi cambi di ritmo a cavalcate che partono in sordina per poi stenderti con finali pieni, asfissianti, dei veri e propri colpi allo stomaco. Le atmosfere psichedeliche create dal trio marsigliese rendono il doppio nella location stile cava dell’ International e i ragazzi del pubblico si lasciano andare ciondolando la testa e chiudendo gli occhi, viaggiando con la mente tra le mille probabilità che ti offre lo spazio musicale creato dal “filosofico” Kant .

“This old tune” è sicuramente il pezzo più famoso, la sua melodia orientaleggiante con la base jazz è molto affascinate; un altro brano eseguito con grande maestria è stato “Ping”, stupenda canzone ambient con un tema arabesco-lisergico. Kant è veramente un virtuoso, sa come comportarsi sul palco e ci dona la perla della serata, quando ad un certo punto si spara un lunghissimo assolo di clarinetto.

Un gran live il loro, ben strutturato e corposo; ogni pezzo starebbe bene per far da colonna sonora ad un film.

Pochi minuti ed ecco salire sul paco il giovane Racecar, rapper di Chicago che già si era fatto notare per la sua esuberanza tra le prime file durante il concerto di Kant.

La formula del suo live è molto semplice: microfono alla mano, dj alle spalle, tanta grinta e un fiume di parole. Il rasta Americano diverte il pubblico, con battute e incitamenti a cori e balletti, ma purtroppo il genere non ci prende troppo e il suo strillare diventa un contorno a delle piacevoli chiaccherate.

L’ultimo gruppo a esibirsi sono i Signal, band che si muove in un contesto di pesante electro hip hop, influenzato dai suoni Techno Animal e le sonorità dei Nine ninch tail, a partire da ciò sanno proporre delle melodie acide che miscelano breakbeat e glitch hop, un duo veramente interessante, forse un po’troppo duro. Non impressionano troppo.

Finito il concerto si torna a casa, soddisfatti del festival, del locale e del quartiere. Convinti che passeremo ancora molte serate a ritmo di musica in quel di Belleville.

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Scritto da

Valerio Modica
Studente di cinema al DAMS di Torino,appassionato di musica suona sia il basso che la tastiera.



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