The inner mounting flame: il Mahavishnu all’opera

Pubblicato il 2011/11/15 da Jazz
InnerMountingFlame

È sempre la passione più fervente e infuocata che dà ai capolavori quel qualcosa in più. Un’esuberanza creativa che ha il fascino del diabolico, ma che proprio per questo non dura che per un breve periodo. Così è stato per molti gruppi musicali, ed è  -almeno in parte – vero per la Mahavishnu Orchestra, il supergruppo pioniere della jazz-rock fusion, formato dal chitarrista virtuoso John Mc Laughlin.

Proprio in quegli anni, appena terminata la moda hippie della spiritualità indiana, sceglieva con sincera fede – uno dei pochi insieme a quell’altro grande amante dell’India che era George Harrison – di abbracciare i precetti del maestro spirituale Sri Chinmoy, avvicinandosi così anche alla cultura e, non ultima, alla musica indiana. My goal’s beyond, suo terzo disco solista, porta nel titolo un’affermazione forte di questo nuovo credo: un album di difficile ascolto: quanto mai elaborato, composto per una chitarra acustica che quasi sempre suona a velocità folle, intriso di strumenti indiani e ricco di scale e suggestioni esotiche decisamente atipiche nel jazz. Ed è proprio questo lavoro a fornire il trait d’union  per un radicale cambiamento. Insieme alla propria vita, Mc Laughlin rivoluzionò completamente la propria musica: risorse con il nome di Mahavishnu, in onore del culto visnuita, e insieme con alcuni suoi vecchi collaboratori mise insieme uno dei più riusciti supergruppi nella storia del jazz. Una collaborazione che, come si diceva, non durò che dal 1971 al 1973.

The inner mounting flame è il primo lavoro che uscì, e ha tutta la grinta che è tipica dei nuovi inizi. Il  tendere verso l’alto, la grande fiamma che sale dentro, è una sensazione sicuramente suscitata dai maestri indiani di Mc Laughlin, una sensazione che il chitarrista esplora in otto tracce di un’emotività senza pari: una grande storia interiore che l’autore racconta attraverso il nuovo linguaggio della fusion. Il jazz viene così portato ai suoi estremi, diventando quasi più aggressivo e immediato del rock stesso, se alla chitarra c’è un Mc Laughlin più deciso che mai, e alla batteria un altro virtuoso come Billy Cobham. Il fascino della scoperta porta Mahavishnu, unico compositore di tutti i brani, a esplorare le possibilità di questa nuova formazione, con Rick Laird al basso, Jerry Goodman al violino e Jan Hammer alle tastiere.

Il risultato dell’esperimento è senza precedenti. Le esotiche scale indiane unite a ritmiche estremamente complesse e a una costante ricerca del virtuosismo permettono a Mc Laughlin di dare vita a una vera e propria drammatizzazione della propria esperienza spirituale, che alterna momenti di passione violenta, bruciante come un fuoco, a momenti di di intimità e meditazione, un ritratto del fiore di loto che scivola sulla corrente di un fiume irlandese: ecco che allora si passa dal violento duetto chitarra-batteria di Noonward race alla placida tranquillità di A lotus on Irish streams, l’unico pezzo in cui compare la chitarra acustica.

La chitarra di Mc Laughlin – è vero – può non piacere, con quel suono così difficile che troppo spesso ama la distorsione e le melodie dissonanti, con quegli assoli che sembrano non finire mai, e, a ben guardare, la produzione del Mahavishnu si sarebbe davvero evoluta in qualcosa di più posato rispetto a questo magma incandescente; tuttavia, sono proprio queste piogge di note, il martellare della batteria di Cobham, i virtuosismi del violino che rendono il disco unico. Già il successivo Birds of fire, per quanto di altissimo livello, perderà l’entusiasmo e la carica che hanno solo i numeri uno, e sarà un preludio ad altri lavori interessanti sì per un appassionato della fusion di questi anni, ma certamente non imprescindibili. Questo pugno di brani decisi ed energici è veramente l’inizio di un nuovo linguaggio che di lì a poco avrebbe preso le misure e si sarebbe affinato in qualcosa di più standardizzato: il tempo passa e molti gruppi che nacquero sull’onda dei pionieri dei primi anni Settanta contribuirono a eliminare l’elemento spontaneo e impulsivo della fusion dei primi anni, e ad avvicinarla anche a orecchie poco abituate allo sperimentalismo. E fu così che Mc Laughlin, dopo aver abbracciato la fusion in alcuni dei suoi dischi che seguirono Inner mounting flame, scelse di battere strade meno commerciali, in cui ogni tanto, a ben osservare emerge ancora, a tratti, quella fiamma che tende verso l’alto.


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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.