Lana Del Rey, astro nascente del pop internazionale, ha finalmente pubblicato il suo album di debutto, Born To Die, per la Universal Music. Tante sorprese col white soul che permea National Anthem (in cui è forte il richiamo alla celeberrima Bitter Symphony dei Verve), lo pseudo hip – hop, presente in Diet Mountain Dew, o l’oscuro gothic rock della title – track, Born To Die. Anche se l’intero lavoro si regge inevitabilmente sulle incommensurabili Videogames e Blue Jeans.
Dotata di una vocalità vellutata e suadente che le permette di addentrasi in sentieri sonori sofisticati (grazie anche ai validi produttori che ha alle spalle) , la Del Rey è sinonimo di un pop pieno di charme. E se c’è qualcuno pronto a darle del bluff, complice la pessima figura al “Saturday Night Live”, è proprio con pezzi come Million Dollar Man e Carmen che la neo diva, di stampo noir, dimostra tutto il suo valore. Altro che Lady Gaga.
In Born To Die, letteralmente “Nati per Morire”, i testi ruotano attorno alla compulsiva personalità di Lana, che guarda al passato per narrare il presente (This Is What Makes Us Girls e Off To The Races). Le tematiche più allegre prendono forma in Radio, mentre quelle più profonde, malinconiche si fanno sentire in Dark Paradise e Summertime Sadness.
In conclusione, la seducente Lolita non ha disatteso le aspettative. Che sia l’autentica rivelazione del 2012? Vedremo (ovviamente Maya permettendo).


