La contraerea oldie dei The rock’n’roll kamikazes!
Chuck Berry e Johnny Cash discutono di Ornette Coleman sul tetto d’un grattacielo, poi si imbottiscono di tutto il rock’n’roll alla nitroglicerina messo da parte negli anni e si buttano, sprezzanti e beffardi, in una blues explosion dal sapore vintage e godereccio. Stanno dando la vita per il rock’n’roll! Questa la provocatoria ricostruzione storica che potrebbe dare un’idea dei “The rock’n’roll kamikazes”, quartetto capitanato da quella sagoma platinata di Andy McFarlane, alias la mente (diabolica) che partorì gli Hormonauts, fieri paladini d’uno pseudo-demenzial psycobilly divenuto di culto negli Anni Zero. Con un ensamble proveniente da band quali, per citarne alcune – Spamabilly Borghetti, Cozze Amare e Gatta Molesta – appare evidente come il divertissement sia alla base del progetto di questi bombaroli del r’n’r. Si presentano on stage con rigorosa uniforme dell’aviazione nipponica e bandana con Sol Levante in bella vista, pronti a fare strage di pubblico, con la loro miscela tarantolata e retrò, cara ai nostalgici di brillantina e stivaletti lucidi.

L’album d’esordio “Tora! Tora! Tora! (Tora!)” è una contraerea oldie, armata fino ai denti non solo di personalità e faccia tosta ma anche di notevole perizia stilistica ed abilità tecnico-strumentale: chitarre impazzite e sax tagliente fanno da contraltare ad una batteria singhiozzante figlia illegittima del jazz, armonica a bocca ed organetto anni ’50 irrorano una squisita venatura black che strizza l’occhio alla Motown. Le ruvidezze a colpi di bacino sanno sapientemente diradarsi in sinuosità da sala da ballo swing. L’attitudine busker da combo on the road si fonde con le sigarette del jazz club. I loro testi sono piccole tragicommedie di vita quotidiana: c’è la parrucchiera montanara che becca una sbronza colossale nel weekend, la coppia che si ritrova di notte illuminata dalla luce del frigorifero aperto, i viaggi in Texas “in sella” ad una Mustang. E se kamikaze vuol dire “vento divino”, i nostri scherzano sul fatto che a loro il (di)vino piace assai, ancor meglio se a fiumi nei loro travolgenti live. Insomma, un gioioso baccanale dagli albori del rock’n’roll allo schianto di fine concerto.


























