Il Primo Maggio e la musica della protesta
Primo Maggio, festa dei lavoratori e un momento per portare in piazza la voglia e la forza di cambiare le cose, forse la manifestazione per eccellenza, quella che, nel nostro immaginario, comprende tutte le altre, tanto che, per la sua forza viscerale, ha ispirato molti artisti che hanno voluto renderle, più o meno dichiaratamente, un omaggio con i loro testi.
La canzone di protesta ha una lunga e decennale, se non secolare, storia alle spalle e da decenni le canzoni dei più diversi artisti accompagnano giovani e meno giovani durante i cortei, che si tratti di scioperare per i propri diritti o festeggiare per i diritti che già sono stati acquisiti; un rapporto stretto e affascinante, quello tra manifestazioni e canzone, che apre le porte a innumerevoli spunti di discussione anche soltanto esaminando le playlist più ricorrenti nei cortei.
Dai 99 Posse, agli Ska P, passando per i grandi classici della canzone di protesta, fino a scovare piccoli gioielli di cantautorato politico semi-sconosciuto, ogni artista aggiungerebbe una digressione a un discorso destinato a non concludersi mai e l’analisi delle tematiche, dei testi e dei, diversissimi, generi musicali passati in rassegna, offrirebbe lunghissimi, anche se stuzzicanti, approfondimenti, in un labirinto meraviglioso, ma inestricabile.
Un piccolo excursus, tuttavia, senza pretese di essere una trattazione sull’argomento, può indicare la via per il labirinto e lasciare che sia il lettore a perdervisi, girando in libertà quasi assoluta, sperando che sia in grado, se lo desidera, di ritrovare l’entrata.
Le note spedite contro la folla dalle, ormai inflazionate, camionette che precedono gli spezzoni dei più giovani, dipendono fondamentalmente dalla scelta del Dj di turno, che pesca da una selezione più o meno personale e crea la scaletta anche sul momento, tuttavia, di fatto, la libertà di espressione nela scelta dei pezzi, è fortemente vincolata da un pubblico esigente.
La maggior parte dei pezzi ricorre ad ogni manifestazione, con, naturalmente, immancabili le storiche compagne della resistenza quali Bella ciao, Contessa o La locomotiva, nelle loro versioni originali o nei successivi rifacimenti più moderni, affiancate dalla imponente Stalingrado, degli Stormy Six; a ruota seguono i pezzi di gruppi che stanno diventando storici, proprio accompagnando le manifestazioni degli ultimi 20 anni, i Modena City Ramblers, i 99 Posse, gli Ska P, con evergreen come Rigurgito Antifascista, I 100 Passi e Somos la revolucion, sempre presenti.
Intorno a questa solida base gravitano tutti gli altri pezzi, naturalmente influenzati dal momento e dalla città in cui si svolge il corteo, dalla più rilassata La grande onda, di Piotta, alla più recente, ma istantaneamente entrata in playlist, Non siete Stato voi, di Caparezza, di cui ricorre spesso, specie in questo periodo di contestazioni No Tav, anche La grande opera.
Si alternano a questi “colossi”, pezzi diversi degli stessi artisti o canzoni meno conosciute, ma non meno valide, che spesso arrivano direttamente dagli anni ’60, grazie al contributo di artisti come Fausto Amodei, o Ivan Della Mea che, ancora oggi, a 40-50 anni dal loro esordio, suonano attuali e stimolanti.
Una variegata scelta quindi, che varia, nelle sfumature, ad ogni corteo e che, nelle parole di una canzone, riflette l’atmosfera respirata dai manifestanti, svela le ideologie, i sogni e le ambizioni di persone in piazza per differenti motivi, che, sebbene accomunati da principi condivisi, non possono essere raccolti da un unico genere, un unico artista o un unica, statica, scaletta e necessitano, altresì, di una variegata programmazione, attraverso la quale si scorge un mare, fatto di storia e passione e, soprattutto, ricco di affascinanti sorprese per chi abbia voglia di solcarlo.


























