King del Rap è fuori, Marracash si muove da re

Pubblicato il 2011/11/01 da Black Music
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Halloween, la notte dei morti e, per quest’anno, anche la notte di Marracash, che esce col suo terzo disco proprio il 31 Ottobre. Tensione mediatica alle stelle e disco attesissimo, nonostante Marracash di suo non si sia fatto attendere molto a lungo; tra l’ultimo disco e King del Rap intercorre un solo anno, peraltro condito dal succulento Roccia Music II, il ritorno di un titolo forse ancora più atteso del nuovo album.

È presto per formulare giudizi e stilare recensioni, ma avevamo detto da poco che questo disco sarebbe stato cruciale per il rapper di Barona, chiamato a confermare il titolo auto-assegnatosi di Re del rap; chiamato a confermarlo, facili associazioni a parte, non tanto per essersi auto-eletto tale (il titolo è stato già motivato dall’artista), quanto per il percorso artistico che abbiamo illustrato nel precedente articolo.

Al primo impatto il salto sembra esserci; troviamo un Marracash molto più maturo, che porta avanti un percorso di crescita già cominciato in Fino a qui tutto bene, che snobba gli stereotipi e riconosce i difetti anche delle realtà che gli stanno attorno.
Colpisce la presa di posizione e l’abbandono di una superficialità purtroppo spesso inscindibile dal rapper comune. Ad esempio in In faccia e Sabbie mobili, la critica alla società è lucida, non si limita a un: “fanno tutti cagare” o al “fanculo Silvio”, cui ci ha abituato larga parte della scena (con pregevoli eccezioni tuttavia), ma pone delle questioni, spinge a ragionare, cercando di andare oltre il luogo comune, che si parli di politica o di vita di tutti i giorni.

Marracash dimostra più volte di riuscire a staccarsi dalla superficialità media, che si parli dell’osannazione ipocrita post-mortem o dei rapporti con le ragazze (“non è che se lei è amichevole verrà a letto con te”, concetto semplice, ma apparentemente incomprensibile per i rapper), componendo un disco che risulta intrigante già al primo ascolto.
Unica nota negativa, ma opinabile, di questo primo ascolto, è l’occasionale “caos” delle basi, talvolta penalizzate da un “eccesso di suoni”, che rende difficile l’ascolto e, di conseguenza, un po’ pesanti alcuni momenti del disco.

Non c’è dubbio che Marracash compia una maturazione che porta a un salto di livello, il “quid” che dicevamo mancare negli ultimi album forse è stato aggiunto. Marracash non sarà il re del rap italiano, ma ha dimostrato di meritare la visibilità di cui gode, nonchè di avere da dire molto più di una larga fetta dei suoi colleghi.


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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it

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