Il giorno che a Newport fischiarono Bob Dylan

bob dylan
di Elena Quaglia

Prima del 1965 far suonare sullo stesso palco un’armonica, il vecchio strumento caratteristico del più sincero folklore americano, e una chitarra elettrica, neonata e ribelle anima della rivoluzione del costume, sarebbe stato come invitare a prendere un tè insieme il Santo Padre e Mao Tse-Tung.

Ma quel fatidico 26 luglio dello stesso anno in cui fu assassinato Malcolm X e iniziò la guerra del Vietnam, un profeta ragazzo che chiamavano Bob Dylan provò a costruire un equilibrio tra il nuovo e l’antico, una sottile intesa fra l’acustico e l’elettrico. Le cronache narrano che al Newport Folk Festival quella volta Bobby fece fiasco: il severo pubblico di puristi del genere, offeso dalla contaminazione inappropriata, si ritorse contro il proprio beniamino costringendolo ad interrompere l’esibizione e a cambiare strumento per gli ultimi tre brani, tra i fischi e l’imbarazzo del presentatore. Tuttavia, alla luce dei fatti seguenti, non ne risentirono la sua carriera né la storia della musica: quella notte era nato il folk rock.

Mr. Zimmerman tornò a casa con in tasca lo spartito di un singolo uscito quella stessa estate e nella testa il bisogno di esprimere la propria contestata svolta in un album degno del messaggio che avrebbe dovuto portare: “ehi, forse è finita la seconda era dell’innocenza americana, quella dei capelli impomatati e delle gonne sotto il ginocchio: preparatevi!”. Dopo sei giorni di registrazioni compulsive l’opera era pronta, la sveglia caricata: sull’Highway 61 Revisited, correva un brano il cui titolo era Like A Rolling Stone, trascinandosi dietro altri otto pezzi elettrici e potenti, che spaziavano dal blues sprezzante e disilluso di Ballad Of A Thin Man fino allo spleen delicato dell’unica acustica Desolation Row, passando per le frecciate cervellotiche e veloci di Tombstone Blues.

Il dialogo inaspettato fra la voce del cantautore e gli efficaci bridge distorti che si inserisce su un tappeto classico di pianoforte, impreziosito dal suono ieratico dell’organo, così come il ritmo incalzante e ossessivo di parole piene di forza, hanno fatto la fortuna di quello che è ad oggi considerato uno degli album meglio riusciti della storia della musica, nonché uno dei più conosciuti.

Highway 61 Revisited è stato il fratello maggiore che ha aperto la strada a tutti i più disparati figli dei due generi padri, dimostrando fino a dove potesse arrivare un folksinger e quindi passando il testimone ai colleghi d’oltreoceano: l’anno successivo nel Vecchio Continente sarebbe iniziato il revival della musica tradizionale, e pur non essendo ogni merito da attribuire a Dylan, non gli si può negare l’onore di aver acceso la scintilla che avrebbe portato al successo i Jethro Tull, i leggiadri Fairport Convention, e dunque Steeleye Span, Pentangle, Planxty etc etc.

Ma questa è un’altra storia.

(04/11/2011)

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Elena Quaglia

Redattrice. Lavora a RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com): nell'attesa di diventare una speaker professionista studia Scienze Forestali e scrive parecchio.