Il freestyle rap, focus on Italy
In mille discipline esiste la pratica del freestyle, lo stile libero, che in ognuna identifica un particolare modo di svolgere la disciplina stessa “fuori dalle regole” che di solito la vincolano.
Nella maggior parte dei casi il freestyle si manifesta in spettacolari dimostrazioni di tecnica, di fatto nell’esercitare la disciplina in maniera prettamente fine a sè stessa, senza un obiettivo da raggiungere, per la bellezza in sè di praticarla e del piacere che ne deriva.
Nello sci e nel motociclismo, ad esempio, freestyle è sinonimo di acrobazie, impressionanti dimostrazioni di abilità da parte degli atleti, per il fascino dell’estetismo e della sfida ai limiti delle possibilità.

Anche nel rap la situazione è simile, fare freestyle significa improvvisare rime su una base, ovvero fare rap senza aver scritto alcun tipo di testo, fuori dalle regole, pratica che, naturalmente, richiede un certo livello di abilità.
Il freestyle può essere praticato in diversi modi, da soli o passandosi il microfono, per diletto o come competizione, esattamente come negli sport fisici. Di per sè, se non è finalizzato a una competizione, dove pubblico o giuria decidono chi è stato più bravo, il freestyle può avere semplice funzione d’intrattenimento, per caricare il pubblico, riempire gli spazi, portare avanti la serata insomma; non a caso è uno dei tratti distintivi di chiunque ambisca al “titolo” di Mc (Master of ceremonies), oggi abusato, ma di fatto proprio solo dei rapper particolarmente portati all’intrattenimento del pubblico.
Da aggiungere che nelle competizioni ormai non è tanto più una sfida a chi improvvisa meglio, ma a chi insulta l’altro in maniere più divertente e “fatta meglio”.
Nato in America, come tutto ciò che concerne l’hip hop, il freestyle si è poi diffuso ovunque attecchisse questa cultura, per imitazione, sfida o semplice divertimento; Italia compresa.

Nel Bel Paese numerose sono state le competizioni e numerosi i rapper che vi si sono cimentati, anche tra i più noti, per alcuni anzi è stata una vera rampa di lancio, una possibilità di farsi conoscere da un pubblico più ampio, di farsi pubblicità e fare, di conseguenza, conoscere i propri lavori.
Le due competizioni italiane di freestyle più famose e importanti sono state il 2TheBeat e il Tecniche Perfette, andate in scena rispettivamente per 3 e 8 anni, dalle quali sono usciti vincitori molti nomi noti o che a breve lo sarebbero diventati.

Una simpatica pratica, piacevole e d’intrattenimento, finchè resta tale, che all’improvviso può scadere nella tristezza e nel ridicolo, quando se ne abusa o la si sfrutta per alimentare focolai d’odio e attaccare altri artisti; si parla di dissing, naturalmente, non dei canonici e divertenti insulti nelle competizioni, sicuramente abusati, ma perdonabili, in quanto, in fondo, 8Mile condiziona ancora un po’ tutti.






































