Il cerchio della vita continua…in 3D!

Pubblicato il 2011/11/20 da Cinemusica
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Un grido fragoroso ci riporta alla nostra infanzia, questa volta in tridimensione. Il sole sorge sulla savana incontaminata e tutti gli animali vanno a conoscere il neonato futuro re, mentre la voce calda e profonda di Ivana Spagna ci fa rabbrividire con Il cerchio della vita, pensiero cardine della morale del film, che dà una risposta ai nostri tanti perché, ricordandoci che tutti siamo solo un passaggio e che la vita non si ferma mai, ma “rinascerà in un fiore, che fine non ha.”
E’ lo straordinario incipit de Il re leone, il primo lungometraggio disney con soli protagonisti animali, finalmente scardinato dalle precedenti manie antropocentriche tipicamente fiabesche e fino a quel momento marchio di fabbrica della casa d’animazione più famosa del mondo. Ma il  primato più importante va all’emozionante colonna sonora, composta niente meno che da Elton John (musiche) e Hans Zimmer (testi e strumentali), che nel 1994 riuscirono a strappare l’oscar come miglior colonna sonora addirittura all’agguerritissimo (e meraviglioso) Forrest Gump.
In Italia, bisogna dirlo, indiscussa padrona del mondo del doppiaggio, a sostituire il grande maestro britannico c’è proprio Ivana Spagna, quell’anno all’apice del successo, che insieme agli eccellenti doppiatori del film (ricordiamo Vittorio Gassman nel ruolo di re Mufasa) re-interpreta con classe il soundtrack originale.

Nonostante siano passati ormai diciassette anni da quando il leone ha iniziato a ruggire, la storia, gli insegnamenti e la musica continuano ad emozionare, concorrendo a rendere immortale un prodotto forse pensato per i bambini, ma in realtà per tutti.
Sarà perché la vicenda attraversa le problematiche di tutte le età, attraverso il percorso di un personaggio che dopo un’infanzia travagliata deve ritrovare il suo posto nel grande “cerchio della vita”: dopo il regicidio del padre da parte dello zio Scar (una sorta di zio di Amleto in versione zanne e criniera con manie di conquista Hitleriane), il principe Simba scappa di casa, ma aiutato dai suoi amici (gli spassosi Timon e Pumbaa) e dalla compagna Nala, lotterà per liberare la savana dal regno di terrore dello zio.
Questo eroico percorso esistenziale intriso di buoni insegnamenti (e della puntuale dose di sani ideali americani…) è scandito dalle indimenticabili canzoni, che una dopo l’altra sottolineano le peculiarità di ogni fase della vita, a cominciare dalle giocose e ingenue ambizioni dell’infanzia: con Voglio diventar presto un re (in inglese I just can’t wait to be king) la savana si colora di rosso, in una perfetta dimensione infantile e surreale dove il piccolo Simba fantastica di diventare re per fare tutto ciò che gli va.
Intanto Scar sogna il potere in modo diverso: il delirante inno alla malvagità di Sarò re (Be prepared), macchia tutto di uno spaventoso verde acido che vede il malvagio leone progettare il colpo di stato che lo porterà al trono. Tra ritmi tribali le sue truppe di iene marciano impettite e a “gambe” tese (un vero esercito nazi-fascista),  ipnotizzate dalle fasulle promesse populistiche di un capo che, come da copione, pensa solo a sé stesso.

I drammi dell’adolescenza sono invece tutti riassunti dall’ormai leggendaria Hakuna Matata (in swahili “Non ci sono problemi”), emblema del periodo nichilista dell’esistenza, in cui sembra più facile rifiutare la dura realtà a favore del ben più facile quieto vivere, e così Simba cresce lontano da casa con i pazzi mangia-insetti Timon e Pumbaa che nell’invitarlo alla filosofia del “chissenefrega”,  gli faranno scoprire anche il valore dell’amicizia.

Can you fell the love tonight, (oscar come miglior canzone originale) scritta e interpretata dallo stesso Elton John, è l’apice del soundtrack del film: il dolce pianoforte dell’artista britannico accompagna il momento del primo amore di Simba, e con esso il passaggio all’età della consapevolezza, con una melodia leggera e genuina che celebra l’amore come forza universale del mondo, che può solo unire e mai dividere.

Hans Zimmer dà poi il meglio di sè con lo strumentale che accompagna la chiacchierata di Simba col babbuino-sciamano Rafiki: tamburi e grida africane psichedeliche scortano il protagonista nella giungla incontaminata all’allucinata scoperta di sè stesso. Ora è pronto a tornare a casa, riconquistare il regno e ritrovare il proprio posto nel cerchio della vita.
Dopo l’epica battaglia, è con Circle of life che si richiude il tutto, con una nuova vita che si affaccia sul mondo a ribadire che tutto scorre e nulla finisce veramente, perchè il passato rimane sempre vivo a guidarci, per farsi presente e futuro, senza scomparire mai.

Grazie al 3D, nemmeno questo capolavoro dell’animazione è stato dimenticato: il leone si fa tridimensionale, simbolo della volontà disney-pixar di sfondare il caro vecchio foglio di carta, ed entro tre anni altri ancora ne usciranno, restaurati e riconvertiti a questo 3D che pare il nuovo chiodo fisso delle grandi case cinematografiche. D’altra parte l’animazione è per ovvi motivi il settore più sensibile alla reinvenzione grafica e all’abbattimento delle barriere tecniche, e la disney ambisce da sempre all’uscita dallo schermo.
La domanda è: era davvero necessario? No, per niente, ma approviamo comunque la volontà di continuare a sorprendere i vecchi fan del rinascimento disney e, (perché no?) anche raccoglierne di altri, magari tra queste nuove generazioni ormai assuefatte alle americanate, ai vampiri e alla violenza gratuita che si sono perse il meglio.
Ovvio che il revival fa sempre piacere, ma allo stesso tempo fa sorgere un dubbio: è forse triste segno che  le vette artistiche del passato non verranno mai superate?


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Isabella Parodi
Isabella Parodi

Rubrichista per OUTsidersmusica e studentessa di grafica al Politecnico di Torino. Aspirante a specializzazione in design cinematografico di approccio sia pratico che teorico.