I sette mari di Avishai Cohen
Nato nel 1970 in Israele, Avishai Cohen inizia a suonare il contrabbasso a quattordici anni, ispirato dai brani di Jaco Pastorius. A diciott’anni si trasferisce a New York dove termina gli studi, guadagnandosi da vivere suonando nei parchi e nelle strade; suona poi per parecchi anni in piccoli club con formazioni latin jazz fino al 1996 quando firma un contratto con Chick Corea e, in breve tempo, raggiunge i palchi dei più importanti festival internazionali.
Alla luce di un percorso costellato da numerose e diversissime collaborazioni ( Bobby McFerrin, Roy Hargrove, Herbie Hancock, Kurt Rosenwinkel, Nnenna Freelon, Paquito D’Rivera, Alicia Keys oltre che la London e la Israel Philharmonic Orchestra), Cohen si inserisce nella ristretta cerchia dei jazzisti che riescono ad affascinare chi non è appassionato di jazz senza mai sfociare nella banalità e nel mainstream. Ne è conferma l’ultimo album Seven Seas (2011), dove ad accompagnarlo ci sono Karen Malka alla voce, Shai Maestro al piano, Amos Hoffmans all’oud e Itmar Doari alle percussioni. La band dà vita a brani più facilmente fruibili rispetto al jazz tradizionale: qui l’improvvisazione jazzistica si amalgama con melodie mediorientali, sonorità latine e la forte presenza delle melodie yiddish, gli strumenti si sovrappongono a linee vocali cantate in inglese, ebraico, spagnolo e ladino. La title-track attacca con un’efficace linea di basso e voce su cui si innestano il piano e le percussioni fino a sfociare in una stupenda improvvisazione di basso; a pezzi vivaci e incisivi si affiancano brani più delicati, dove spicca l’incastro tra struttura ritmica e melodia, come Hayo Hayta e Two Roses.
Gran lavoro di fusione tra le diverse tradizioni musicali che si affacciano sui sette mari del mondo e prova perfetta della capacità di Cohen di far fruttare al meglio gli elementi in suo possesso, grazie all’ottima visione d’insieme e alla straordinaria freschezza compositiva.
















