I Cantacronache dell’impegno politico
“Se non ci fossero stati i Cantacronache e quindi se non ci fosse stata anche l’azione poi prolungata, oltre che dai Cantacronache, da Michele L. Straniero, la storia della canzone italiana sarebbe stata diversa. Poi, Michele non è stato famoso come De André o Guccini, ma dietro questa rivoluzione c’è stata l’opera di Michele: questo vorrei ricordare.“
Umberto Eco
Raramente oggi si sente parlare dei Cantacronache, lontani nel tempo e sovrastati dai loro illustri successori e più difficile è trovare qualcuno che ancora li ascolti, specie tra i giovani, che oltre al muro di silenzio che sembra circondare il gruppo, devono superare il gap generazionale che al primo impatto farà sembrare “vecchi” tutti i loro lavori.
Eppure i Cantacronache assumono un’importanza primaria all’interno del cantautorato italiano e il loro impegno politico, la loro esortazione all’azione, l’invito al pensare con la propria testa e valutare in ogni momento qullo che si ha davanti, dovrebbe avere come pubblico più recettivo proprio i giovani, per natura più disposti a mettersi in discussione e agire per cambiare le cose.
Nel dire che il gruppo torinese è di fondamentale importanza per il cantautorato e la musica italiana nel suo complesso, ci si rifà al senso letterale della parola, i Cantacroncache hanno contribuito in prima persona a costruirne le fondamenta e le basi.
Considerati generalmente i precursori dei cantautori italiani, sono stati tra i primi a unire alla musica l’impegno sociale, gettando le prime pietre di una strada poi ampiamente percorsa da artisti del calibro di Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini.
I Cantacronache si sono fatti esponenti di un’opera rara e meravigliosa, recuperando le tradizioni della musica popolare e unendole all’impegno politico e alla cultura intellettuale.
L’importanza e la valenza del gruppo non può che essere sottolineata dalla collaborazione con numerosi intellettuali di spicco, come Italo Calvino, Gianni Rodari e Umberto Eco; una collaborazione stuzzicante e proficua, più unica che rara nel panorama italiano.
I testi degli autori sopra citati, insieme a quelli stesi dai più stretti componenti del gruppo come Fausto Amodei e Michele Straniero, venivano messi in musica generalmente da Sergio Liberovici.
Queste caratteristiche, unite al background culturale del periodo storico, hanno fatto sì che i Cantacronache si facessero espressione di un cantutorato colto, intelligente ed impegnato, sebbene per questo spesso “di nicchia”, che rimane ancora oggi uno degli esempi più convincenti cui si è potuto assistere nel nostro paese.
Oggi la canzone politica non è morta, in molti trattano l’impegno politico nelle loro canzoni, indipendentemente dal genere; rap, rock, cantautoriale, il tema ricorre. Eppure troppo spesso è un mero strumento di contorno, è un impegno qualunquista e di facciata. Questo non intenzionalmente (si spera), ma per la sfortunatamente tipica tendenza al lamentarsi senza agire, che talvolta si riduce ancora di più al semplice ascolto. E non si parla di ascoltare prima di agire, ma di ascoltare invece di agire che è molto diverso. Per questo i Cantacronache con il loro impegno genuino sono più attuali che mai.













