Google suona con i Doodle

Pubblicato il 2011/11/01 da News
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Strana storia, quella di Google e dei suoi slanci creativi, conosciuti (se non per nome, di fatto) da centinaia di milioni di utenti. Si chiamano Doodle, in traduzione “scarabocchio”, e si presentano sulla pagina più cliccata del web a celebrare date storiche, scienziati, perfino il videogame di PacMan. Proprio come questo 31 ottobre, quando al posto del marchio istituzionale di Mountain View ha fatto capolino il video-logo di auguri per Halloween. Decine di persone, dirette da un gruppetto di artisti, a lavorare su sei zucche giganti, fino al risultato finale, come sempre le lettere che compongono il nome di Google.

Stavolta, a richiamare l’attenzione, è la musica. La colonna sonora di questo frenetico lavoro di scalpello è affidata, a sorpresa, agli Slavic Soul Party di Matt Moran. Stanziati (ma pur sempre nomadi) in qualche arteria urbana di New York, e vessilli, insieme ai più noti Gogol Bordello , del malinconico identitarismo panslavista soffiato nelle trombe più arrugginite. Come detto, non è la prima volta che il gigante dei motori di ricerca propone suggestioni e pensieri. Non saranno dimenticati, infatti, i giorni dedicati a Freddie Mercury e Les Paul, in un accorato tributo post-mortem.

Sopratutto il ricordo del grande chitarrista, inventore della Gibson che porta il suo nome, ha scatenato tra il pubblico una gara multimediale senza precedenti, mettendo in chiara luce la globalizzazione comunicativa di cui il massimo web-service è il principale artefice.

Perchè, se si sono spesi interi volumi per narrare la rivincita del consumatore, libero dal rapporto trasmittente-ricevente del tubo catodico proprio grazie alle nuove tecnologie “a rete“, è di questi tempi che sorgono nuovi interrogativi. Come può essere espressione della nuova libertà di pensiero, il numero di visualizzazioni a sei zeri totalizzato dal Doodle commemorativo per il settantesimo compleanno di John Lennon?

Tra gli addetti ai lavori, si fa strada il sospetto che quello escogitato come gioco, possa diventare qualcosa di nuovo, o per meglio dire, molto antico. Con le parole di Eric Schmidt, eminenza grigia al piano più alto di Big G, “Google distruggerà tutte le informazioni che non riuscirà ad indicizzare“. Vale a dire, la conoscenza (con il seguito di non poco conto degli introiti pubblicitari) passa da noi, e con essa anche ciò che è da ricordare e cosa non lo è. Davvero strano, per chi vanta in bilancio la progressiva sconfitta dei media tradizionali, sull’onda dell’open source e delle tecnologie dal volto umano. Anche se immaginare un monopolio informatico di proporzioni mondiali è fantascienza, quando non eccessiva semplificazione, c’è da ricordare il momento in cui la televisione ha ceduto il passo. Come è bastato lasciare il telecomando per afferrare il mouse, alzando il palcoscenico sull’epoca della condivisione, così si possono fare i clic giusti per non ri-annegare nel “canale unico“. Perchè è facile godersi i Doodle degli Slavic Soul Party, quando si può decidere di cercare altra musica, o chissà cos’altro. In fondo, basta solo un clic.

 


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Matteo Monaco
Matteo Monaco

Direttore. Scrive per Però Torino e Ondarock. Appassionato di rock ed elettronica.