Che combina Damon Albarn?
Voci diverse sono circolate nell’ultimo mese sulle operazioni discografiche di Damon Albarn. Dopo gli esordi come cantante (e teen idol mondiale) nei Blur, l’ex “bel faccino” del britpop ci ha abituato a progetti artistici di notevole spessore, quasi sempre caratterizzati da un poco ortodosso rapporto con la stampa, fatto di comunicazioni fittizie, voci-smentite. Se n’è sempre fregato al quanto, insomma, di fornire “la versione ufficiale” dei suoi movimenti, il buon Damon, tirando poi fuori dal cilindro progetti a dir poco eclatanti. E’ il caso dei Gorillaz, la virtual band piombata come un ciclone sul mercato discografico nel 2001 col singolone “Clint Eastwood”: turn over alla strumentazione e la mente pensante di Albarn come unico elemento stabile, il tutto nell’ombra degli studi di registrazione, con assai sporadiche apparizioni in pubblico e la “scena” lasciata agli avatar virtuali divenuti in breve tempo icone fumettistiche.
Il super-gruppo The Good, The Bad and The Queen, formato da Albarn con gente del calibro di Paul Simonon (ex bassista dei Clash), Simon Tong (ex The Verve) e il percussionista etnico Tony Allen, stavolta con la regia del produttore Danger Mouse, crea in breve tempo un hype clamoroso attorno a se, pur nascendo in maniera tutto sommato sbrigativa: composizione, registrazione e via in tour, senza molti altri fronzoli. E’ l’ispirazione a dominare le scelte di Damon Albarn, volubile e capace di lasciarsi trasportare dalle situazioni, senza troppa premeditazione.
Prima si vociferava su di un nuovo super-gruppo, sempre con Albarn alla voce, grande spazio all’estro etnico di Allen e l’eccezionale aggiunta di Flea dei Red Hot Chili Peppers al basso. Idea accantonata pare, a causa d’un cambio di rotta dello stesso Albarn che sembra non fosse abbastanza convinto dal progetto. Non male comunque l’idea di destreggiarsi in progetti paralleli tra la storia del punk inglese (Simonon, ovvero il basso che si frantuma sulla copertina di London Calling!) e uno dei bassisti cardine dell’immaginario rock-funk-pop degli Anni Novanta!
L’ultima, più recente e fondata voce sul futuro di casa Albarn lo vede concentrato su ”Doctor Dee“: un lavoro solista dal mood sperimentale presentato per la prima volta lo scorso 1° luglio al Palace Theatre di Manchester nel quadro del Festival Internazionale della città britannica (manifestazione alla quale peraltro prese parte anche Bjork col suo nuovo progetto “Biophilia”). Pare che quest’opera dovesse rimanere legata all’ambito teatrale, invece è diventata un album. “Doctor Dee” si ispira dichiaratamente alla figura di John Dee, maga elisabettiano che fu anche alchimista, astrologo, matematico e spia ed approdò alla corte della regina Elisabetta I dal 1558. Descritto dall’autore come “un disco con strane canzoni folk pastorali”, “Doctor Dee” sarà invece pubblicato il prossimo 7 maggio.
Il lavoro è stato completato a Londra da Albarn, che tornerà in pista anche coi Blur nel corso della prossima estate, a fine 2011 con la BBC Philharmonic Orchestra.

(Immagini da: rockitoutblog.com)


















