Birkin Tree: l’Irlanda a portata d’orecchio
Mi sono spesso chiesta cosa ci fosse nella musica tradizionale di quella piccola isola ai limiti dell’Europa che esercitasse un fascino tanto irresistibile sui suonatori, da attirare anche quelli più lontani verso i propri confini.
In realtà non solo nella musica, ma nel complesso della sua terra deve esserci qualcosa, oltre alla celebre birra scura dal segreto aroma di malto tostato e caffè, che attragga gli uomini più di ogni altro paese, eppure è un particolare difficile da individuare: sarà lo smeraldino vivo delle antiche colline? La fierezza delicata delle scogliere sull’oceano, il baluginio biondo rossastro di chiome in vecchi fumosi pub di Galway, l’aura leggendaria, i boschi dei folletti, la leggiadria popolare di ogni gesto? Forse un insieme di tutto questo e molto di più.
In Italia sono molti i gruppi che hanno provato a raccogliere la corposa eredità di musica e cultura irlandesi, ma uno in particolare è giunto ad una sintesi tanto sottile ed originale da essere riconosciuto anche all’estero, dagli oriundi gaelici: i Birkin Tree, in pista dal 1982 e ormai abbastanza noti da essere regolarmente impegnati “in loco” con numerosi tour, arricchiti anche da preziose collaborazioni con grandi musicisti autoctoni.

Fondato dai liguri Daniele Carona, chitarra e violino, e Fabio Rinaudo, cornamuse, l’ensemble ha raccolto negli anni numerosi altri musicisti nella zona delle Quattro Province (terre di confine tra Liguria, Piemonte, Emilia e Lombardia) fino a formare l’attuale rosa di eccellenza che comprende anche l’ottimo Michel Balatti al flauto traverso irlandese, Dado Sezzi alle percussioni, Fabio Vernizzi e Devis Longo al piano e al sassofono. Tutti questi interpreti di pregio provengono dall’ambito classico o jazz, dal quale si sono avvicinati al terreno del folk per passione arrivando, nel caso dei primi tre membri, a trascorrere lunghi periodi di studio in Irlanda con i grandi maestri del genere. Il risultato non è solo tecnicamente rimarchevole, m possiede anche una vitalità particolare, un’aura di freschezza infusa dai sapienti arrangiamenti di meravigliosi standard irish (tramandati e scambiati fra musicisti, come da tradizione) e anche, ultimamente, dall’inserimento in repertorio di brani più “continentali”, bretoni, provenzali, occitani e delle Quattro Province stesse.

Ecco infatti che nei concerti, accanto a classici reels e jigs eseguiti magistralmente con la complicata Uillean Pipe (tipica cornamusa irlandese ad aria fredda, suonata da seduti non a fiato bensì tramite un mantice), si inseriscono sbrandi e monferrine caratterizzati dal suono caldo della più nostrana musette (variante francese ad aria calda, ovvero immessa soffiando direttamente nella pelle) mantendo intatta un’atmosfera raffinata ma travolgente al tempo stesso.
Quella dei Birkin Tree è una musica potente, che porta in sé la magia del passato e la consapevolezza del presente: al suo irresistibile intreccio, nessuna mano può trattenersi dal battere contro l’altra, nessuna bocca dal sorridere grata, nessun piede dal battere il suolo nel desiderio di danzare, per ricordare ancora una volta alle nostre menti umane e indurite dal tempo che la musica è il movimento dell’essere, e la vita.










