Seattle-Torino / One Way: ri(e)voluzione grunge, parlano gli organizzatori
Il grande evento grunge a Torino sta per iniziare, dal 22 al 26 giugno, tra eventi off e il grande concerto di Chris Cornell all’interno del suo SongBook Tour. Noi di OUTsiders abbiamo incontrato Pietro Lesca, l’organizzatore di questo evento targato Seattle- Torino.
• Come nasce il progetto di avvicinare due città tanto distanti come Seattle e Torino?
Tutta l’idea di Festival nasce proprio dall’aver constatato molte analogie tra le due città. Analogie geografiche, culturali e di modello di sviluppo industriale. La domanda che mi sono posto è: se Seattle è diventata la culla dell’ultima grande rivoluzione culturale legata alla musica, perchè non possiamo prenderla a modello? Detto così è molto semplificato, mi auguro che seguendo il festival si riesca a capire più a fondo il senso di questo legame che abbiamo voluto creare.
• Come mai puntare a organizzare un festival sul genere grunge quando ormai, nonostante le influenze su molte band di oggi, questo genere non sia più “di moda”?
La musica buona non passa mai di moda, senza contare che il grunge è ancora oggi una presenza ingombrante nella cultura rock avendo cambiato l’approccio alla musica e allo stile in modo irreversibile. Se poi aggiungiamo che la reunion dei Soundgarden, a 15 anni dal loro scioglimento, sta ottenendo grande successo ovunque, possiamo concludere che la musica di Seattle ha ampiamente superato le mode affermandosi come una pietra miliare nella storia della musica leggera.
• Portare Chris Cornell a Torino è gran colpo: pensi che lui, insieme a tutta la manifestazione “Seattle Torino One Way” possa trasmettere un messaggio importante ai giovani torinesi, che fanno musica o amano la musica?
Non credo che sia nelle intenzioni di Chris Cornell lanciare un messaggio. La scena di Seattle non si è mai nascosta quando si è trattato di prendere posizioni su tematiche politiche o sociali, ma STOW vuole semplicemente proporre una programmazioni artistica di alto livello. Se c’è un messaggio da cogliere è su un altro piano di lettura e riguarda l’esperienza organizzativa di STOW: è possibile organizzare eventi di questo tipo con un’iniziativa privata, ma senza beneficiare di contributi pubblici. In tempo di crisi penso sia un messaggio forte.
• Qualche anticipazione sul festival?
Nulla di diverso da quanto si possa trovare sul sito www.seattletorino.com
Il mio consiglio è quello di non perdersi nessuna delle serate di STOW, perchè sono tutte diverse e tutte ricche di contenuti.
• Sapete già se il festival avrà un seguito anche i prossimi anni (insomma se ci sono progetti a lungo termine) o magari ogni anno cambierà le coordinate musicali?
L’idea, ambiziosa, è quella di dare un seguito a STOW, che trascenda il concetto di festival musicale. Per ora il progetto e tutti i nostri sforzi sono profusi nella buona riuscita di questa prima edizione. Se dovesse andare tutto molto bene, allora potremmo cominciare a parlarne seriamente.
• Come vedete la scena musicale e l’organizzazione di eventi a Torino? Pensi che ci si stia muovendo bene o che la città sia rimasta indietro?
Sento sempre dire che Torino è una città viva e in effetti lo è. Ma questa vitalità non si traduce ormai da anni in contenuti artistici davvero rilevanti. C’è sempre polverizzazione della scena creativa, migliaia di persone che fanno migliaia di cose inevitabilmente di livello molto altalenante. Gli addetti ai lavori difficilmente escono dalla dimensione amatoriale/associazionistica e i locali raramente fanno una selezione artistica adeguata.
Solo negli ultimi mesi sto assistendo a tentativi davvero interessanti di emergere in maniera determinata e creativa. Credo che Torino nei prossimi anni possa diventare una realtà musicalmente significativa, ma per ora non lo è.
Ecco il calendario completo degli eventi STOW: http://www.seattletorino.com/#calendario












