“Salviamo l’Imbarchino”, certo ma… crociata necessaria?

Pubblicato il 2012/07/26 da News

Carl Sagan, uno fra i più noti astronomi e astrochimici del XX secolo, dichiarò in un suo saggio che “l’assenza di prove non è prova di assenza”. Teorizzava così il principio di precauzione: niente di innovativo, anche se da sempre questo meccanismo ha condizionato il modus operandi dell’uomo in molte discipline. Pensiamo alla filosofia (il pensiero della falsificabilità di Popper), al diritto(a livello internazionale uno dei problemi più intricati è quello della distinzione tra preventive action e pre emptive action, in termini di legittimazione della difesa preventiva) e alla medicina (il principio di Ippocrate Primum non nocere). Insomma, il problema riguarda diverse tematiche e si può riassumere in questi termini: con una determinata azione si limitano rischi ipotetici o basati su indizi.

Sul palcoscenico di Viale Cagni 37 all’interno del Parco del Valentino abbiamo avuto la vaga impressione di trovarci ad un festival del sospetto e del dubbio organizzato per la raccolta firme dal Comitato “Salviamo l’Imbarchino”. Ora riassumiamo in breve la vicenda: la location in questione è un terreno demaniale che il Comune di Torino dà in concessione ormai da parecchi anni. L’ultima concessionaria è stata la cooperativa In/contro, che ha subaffittato i locali nel 2008 a un’altra cooperativa, la Biloba. In/contro però è attualmente sotto procedura fallimentare, e per questo motivo il curatore ha venduto le varie componenti, tra le quali il ramo d’azienda Imbarchino. L’asta a buste chiuse che si è svolta nell’Aprile scorso ha dato il proprio verdetto: la Cooperativa Terredi vince l’appalto per il diritto di prelazione sui locali dell’Imbarchino, e Biloba(che ha ancora in mano un contratto d’affitto valido fino ad Aprile 2013) viene in poche parole legalmente sfrattata. Ci sarebbe piaciuto che queste informazioni, come anche le ragioni dell’una e dell’altra parte, fossero definite e meglio spiegate durante la giornata “Salviamo l’Imbarchino”. Ancora, le voci circolate in questi giorni( lo stravolgimento ad opera della nuova gestione e il ristorante di lusso per esempio) sono state smentite dagli stessi soci Terredi sia sulla Stampa che sui vari social network. Ad ogni modo questo è il testo della petizione che il Comitato ha spedito a Fassino, e che(a occhio e croce) cento-centocinquanta persone hanno firmato Sabato 21 Luglio all’Imbarchino:

Con la presente i sottoscrittori richiedono che, in vista dell’imminente scadenza della concessione comunale relativa ai locali dell’Imbarchino del Valentino siti in viale Cagni 37, Torino, venga tempestivamente indetto un bando di gara per la riassegnazione della stessa. I sottoscrittori richiedono inoltre che i criteri di suddetto bando siano intesi a preservare l’attuale modello di gestione, che negli ultimi quattro anni ha garantito: attenzione alle esigenze del territorio e costante rapporto col tessuto associazionistico, disponibilità gratuita dei locali per tutti i cittadini, ampia e varia proposta di attività culturali e ricreative a titolo gratuito e promozione di un ambiente multiculturale, positivo esempio di integrazione sociale“.

Tutto condivisibile (anche se, piccola annotazione: perchè indire un nuovo bando quando Terredi ha legittimamente vinto una gara d’appalto?), ma ritorniamo al punto di partenza: è giusto mettere le mani avanti in questo modo? E’ giusto far firmare e inviare una petizione che dovrebbe sensibilizzare un ente su problemi ipotetici e dubbi costruiti su voci e paure smentite dai diretti interessati? Ma soprattutto quanto può aver senso organizzare una “giornata per salvare l’Imbarchino” senza prestare particolare attenzione a quegli aspetti di socialità e condivisione in merito alla questione oggetto di dibattito? Gente comodamente adagiata sul prato, musica, una buona birra e una foto ricordo: prendiamola come un’occupazione, ok? E le spiegazioni? Gli interventi con i microfoni (fino alle 18.30 abbiamo seguito il tutto, poi il diluvio)? I dibattiti sulla situazione, sulle paure e i dubbi? Niente di niente, nessuno ha aperto bocca. E molti si sono già chiesti il perchè di questa crociata, considerando il fatto che è normale e ciclico che si alternino gestioni: dunque cosa c’è da salvare? Dubbi che hanno attanagliato molti, noi compresi, cui la giornata “Salviamo l’Imbarchino” non ha dato particolari risposte. Firmiamo, ma ci aspettavamo qualcosa di diverso.


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Edoardo DAmato
Edoardo DAmato

Redattore. Studente di Giurisprudenza presso l'Università di Torino