Ritorno al futuro a suon di garage-punk: Thee Oh Sees

Pubblicato il 2012/06/15 da Live Report

Che cosa potrebbe succedere se, durante una festa in piscina di casa Cohen (vedi il celebre telefilm The O.C.), un gruppo di pazzi scatenati cominciasse a distruggere tutto a suon di garage-punk? Basta chiederlo ai Thee Oh Sees (ed ecco spiegato il facile gioco di parole, viste le comuni origini californiane), lo schizofrenico progetto del cantante e chitarrista John Dwyer, navigato protagonista delle scena underground d’oltreoceano. Famosi per la loro mastodontica produzione musicale (tre dischi tra 2010 e 2011 ed uno, Putrifiers II,  già annunciato a settembre 2012), i ragazzi di San Francisco si presentano allo Spazio211 forti di Carrion Crawler/The Dream, il doppio EP che li ha consacrati al grande mondo della musica.

Sul palco, c’è posto per una sola batteria, quella dell’impassibile Mike Shoun, a dispetto della formazione che li vuole con il doppio delle pelli in sala di registrazione, con la presenza dell’altro batterista Lars Finberg. A guardare l’abbigliamento, sembra che i The Oh Sees non possano neanche prendersi una birra insieme. Da un lato, John Dwyer, chitarra in mano, bottiglietta d’acqua nell’altra, ciuffo alla Zac Efron e polo d’ordinanza. Dall’altra, Petey Dammit, anfibi, chitarra e bretelle, o meglio, birra, Oi! e divertimento. Infine, dietro le quinte, Brigid Dawson, sicuramente più significativa per le sue parti coriste che per tastiera e tamburello. Il concerto è perfetto in tutti i suoi difetti. La purezza dei dischi viene scarnficata in un garage-punk grezzo, di stampo sixties, per poi affondare in una poltiglia psichedelica, lenta e malinconica, stritolata dal ruggito giurassico delle due chitarre in scena. Lo spettacolo però è tutto per Dwyer, che sul palco ne combina di tutti i colori. Prende a schiaffi la cassa, ci sputa addosso, mastica il plettro, fa cadere il microfono, rompe una corda, sputa anche per terra. Il resto del gruppo sembra quasi impaurito dalla follia che pervade le corde del cantante, ma è tutto nella norma. Il pubblico apprezza estasiato, si scatena (anche se potrebbe muoversi di più, vista la tipologia di live) e ringrazia i Thee Oh Sees per questo fantastico tuffo in un nuovissimo passato.


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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Direttore. Giornalista Pubblicista, collaboratore de La Repubblica. Appassionato di suoni distorti e psichedelici, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.