Rayden – L’uomo senza qualità

Pubblicato il 2012/06/02 da Recensioni
Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.8

6.8/ 10

Lo trovi su
di Paolo Angeletti
recensione

Maggio 2012, dai One Mic a Dargen, passando per i TwoFingerz, sembra che i rapper italiani si siano messi d’accordo per concentrare le uscite più interessanti in un unico mese; se a coronamento di questo aggiungiamo, il 2 Giugno, l’Hip Hop Republic a Torino, uno dei più grandi eventi di HH italiano degli ultimi anni, il quadro si fa più interessante e succulento che mai.

Dopo il compagno di gruppo Raige esce il non meno atteso terzo disco solista di Rayden, a seguire C.A.L.M.A. e In ogni dove, nell’arco di una produzione ammirevole.
Se C.A.L.M.A. Era uno dei dischi più introspettivi e personali del rap italiano e In ogni dove seguiva, con alcune diversità, lo stesso filone, ne L’uomo senza qualità si perde, per la prima volta con Rayden, parte dell’introspezione, per dare vita a un prodotto più aperto. Protagonista dei testi è, naturalmente, sempre Rayden, tuttavia i temi trattati, anche se ricamati prevalentemente intorno alle vita di Marco, sono più accessibili e un maggior numero di persone vi si può certamente riconoscere e identificare, nel bene e nel male.

Questo cambiamento produce infatti due effetti, inevitabilmente opposti: da un lato, positivamente, i testi de L’uomo senza qualità sono più immediati, adatti a raggiungere più facilmente un pubblico più ampio, con uno stile che ricorda molto quello dello street rap che ha proposto Raige negli ultimi due dischi, dove grande tecnica accompagna la descrizione di situazioni personali, ma comuni alla stragrande maggioranza dei ragazzi di periferia e non; da un altro lato, questa apertura toglie qualcosa a quella vena di intimità che aveva reso C.A.L.M.A. un prodotto tanto particolare e unico, rendendo il disco un po’ meno caratteristico.

In ogni caso Rayden si conferma tra gli artisti migliori della scena, con una facilità di scrittura a tratti disarmante, anche quando abbandona quello stile per cui veniva considerato il più “filosofo” del trio e si lascia andare a qualche pezzo sicuramente più leggero come Le donne e il calcio o quando tratta argomenti già sentiti come in Su Mtv; una vena più pop, forse derivata anche dalle ultime evoluzioni artistiche del compagno-amico Raige, accarezza di quando in quando il disco, emergendo naturalmente e spontaneamente nei pezzi d’amore come Impressa, in un connubio comunque azzeccato.

Uno dei punti di forza del Cd è l’estrema qualità delle basi, curate in prevalenza dallo stesso Rayden, definitivamente uno dei migliori beatmaker in circolazione, che non commette errori e cuce un tappeto finissimo sotto i suoi testi, un tappeto agghindato e impreziosito dalle sporadiche collaborazioni di pochi altri beatmaker, tutti al top della scena, da Zangirolami a Vox P.

L’interessante tema portante del disco, esposto chiaramente fin dalla title track, ovvero quello del riuscire ad emergere facendo affidamento soprattuttto sulle proprie abilità, lascia occasionalmente spazio a qualche momento di banalità, fortunatamente arginato da Rayden, talvolta grazie a nuovi argomenti, talvolta semplicemente grazie all’ottima tecnica, che permette di sorvolare su qualche sprazzo di contenuto meno convincente.

Qualche riflesso un po’ opaco quindi attraversa il disco di tanto in tanto, come in Pari opportunità a Troppo per, mentre Le donne e il calcio resta un grosso punto di domanda all’interno del disco, simpatica e anche divertente presa nel suo essere sicuramente un pezzo molto leggero, ma davvero un po’ troppo fuori posto all’interno dell’album.

Ultima nota riguarda i featuring, dove inaspettatamente troviamo un Fibra non brilante, forse anche a causa della tipologia della canzone, di fatto un elenco, un Fibra molto diverso da come siamo abituati a sentirlo nei feats, nei quali ultimamente sembra esaltarsi; invece sopra le incolori performance di Entics e Emis Killa svetta quella di Jake la Furia, direttamente dai Club Dogo, che in poche barre dimostra di essere ancora perfettamente in grado di fare cose interessanti, sempre con la spaventosa tecnica che lo contraddistingue, al punto da far provare il solito picco di amarezza nel pensare ad alcuni ultimi lavori di uno che ha le capacità, ma spesso non le applica.

Alti e bassi quindi in un disco che è di ottimo livello se paragonato al resto della scena, ma dal quale forse ci si aspettava qualcosa di più, o, forse, qualcosa di diverso, ma in tal caso si rientra nell’ambito strettamente personale delle scelte artistiche di Rayden.


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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it