Kap Bambino (19/04/12) Torino, Astoria
Temperatura caldissima nel basement Astoria per l’arrivo dei Kap Bambino: il duo francese più scalmanato degli ultimi anni segna il tutto esaurito al botteghino di via Berthollet. Porta con sé l’ordinario cocktail electro-punk anfetaminico e una reputazione live incendiaria, maturata sui palchi di tutto il mondo al fianco di sovversivi sonici come These New Puritans e DAT Politics. Il concerto inizia presto, prestissimo, per lasciare poi spazio allo Xanax (after)Party. Attitudine come da copione: lui, Orion Bouvier (pennellone baffuto, un Gionata Mirai dedito alla dissoluzione elettronica), alienato, quasi in disparte chino sulla consolle a metter su basi fino a far sanguinare le orecchie; lei, Caroline Martial, vero animale da palcoscenico in pasto al pubblico, bella (è anche modella) e selvaggia (viene davvero difficile immaginarla composta davanti all’obiettivo di un fotografo): sbraita, si dimena, suda, rimbalza come una trottola da una parte alla altra dello stage quasi a volerle spaccare quelle pareti. Comunica col pubblico, offre birra alle prime file, dunque decide che il palco non le basta più: dapprima si getta a terra sul parterre e continua tarantolata la sua litania shoegaze-punk, poi (chiaramente) non manca l’appuntamento con lo stage diving di serata. I biondissimi capelli cotonati (uno strano incrocio tra la Lady Gaga peggio vestita e la Cherie Currie più peperina direbbe Kim Fowley) presto calano lasciando spazio ad una colata di sudore, il trucco simil gothic diventa una maschera horrorifica: se hype ed estetica fanno la loro parte in casa Kap Bambino, sicuramente i Nostri non si risparmiano, questo è certo. L’odience, dapprima un po’ ingessato, risponde bene: siamo lontani dal pogo da squat cui Bouvier-Martial sono abituati ma la reazione è notevole e si arriva anche all’invasione di palco! Volume adeguato, pubblico in delirio, band in stato di grazia. Piuttosto bizzarro dunque, per non dire assurdo (siamo disponibili ad eventuali chiarimenti) interrompere bruscamente (staccando l’alimentazione?) un live tanto riuscito: che i concerti Kap Bambino durino poco è cosa nota a livello internazionale (il loro genere quasi richiede una “centrifuga” rapida) ma perchè tagliare una canzone iniziata? Confusione (la stessa Martial la prende bonariamente ma fa il segno di “strozzatura”) e qualche malumore (il pubblico reclama ancora a gran voce Kap Bambino) macchiano, almeno in parte, una serata riuscitissima. Lo Xanax Party poi, placa gli animi e mette d’accordo tutti: la notte è ancora lunghissima in San Salvario.














