In cerca di live: intervista ai Mum Drinks Milk Again

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Pubblicato il 2011/11/18 da

Neanche il tempo di alzare la cornetta, e Michele Arienzale comincia a narrare la sua storia, con la stessa foga che riserva alle corde della sua chitarra. “Il cd, il supporto fisico, non è altro che merchandise.” Per i Mum Drinks Milk Again, duo di Prato spinto dalla batteria di Luca Leone, è arrivata l’ora del primo disco. “Abbiamo lavorato per due anni al nostro debutto, autoproducendoci  e lasciando il materiale ad altri solo per il mastering e per la distribuzione. La produzione su etichetta costa troppo, e spesso ti fa sentire solo come un cliente che paga per avere il marchio di qualità, non ci piace l’idea.” Una storia fuori dal comune, quella dei toscani, in cui l’album corona una cavalcata iniziata ben prima, agli inizi del 2008. “Sì, suonavamo da soli sei mesi insieme, ed eravamo richiesti da molti locali anche se la nostra scaletta non superava i 17 minuti!.” Tra una demo registrata e l’altra però, c’è stato spazio per promuoversi . “Un giorno ho deciso di mandare qualche canzone agli uffici di Italia Wave e all’Heineken Jammin’ Festival. Abbiamo raggiunto la finale del primo, e vinto il secondo.

- Dopo l’exploit del 2008, e durante la lunga autoproduzione del disco, come è proseguita la vostra carriera?

Abbiamo passato il 2009 a suonare dappertutto, vista la grande richiesta dei locali in tutta Italia, e poi nel 2010 ci siamo concentrati in studio a registrare. Abbiamo terminato il lavoro di registrazione a febbraio 2011 e, come ti dicevo, abbiamo preferito (per ora) la strada della vendita digitale per vari problemi con le etichette. Ovviamente ci hanno censurato la copertina!

- Da come lo racconti, sembra che non avvertiate i problemi che affliggono la scena underground, sopratutto in Italia. Mi riferisco sopratutto ai rapporti con i locali e con i festival, per trovare date in cui suonare.

Sì, diciamo che da quel punto di vista andiamo molto bene, riceviamo tante richieste e abbiamo possibilità di farci conoscere in giro per l’Italia. Poi noi abbiamo un legame particolare col Sud. Siamo andati a Cosenza e Catania, in club veramente improbabili, dove la vera forza è la gente, felicissima di partecipare e sempre pronta a creare un’atmosfera fantastica. Ci piace tantissimo suonare lì, è uno dei pochi posti dove la gente ti considera già solo per aver fatto un viaggio dalla Toscana per suonare davanti a loro.

- Parliamo un pò del vostro debutto, “Who Wants to Fuck?!”. Cosa si può trovare secondo te nella vostra musica, e cosa invece non si dovrebbe cercare?

Non so risponderti a questa domanda, e ti spiego il perchè. Non mi piace vedere la gente che va ai concerti perchè “è un concerto metal” o perchè risponde ad altri pregiudizi, secondo me si devono valutare i singoli gruppi e la loro capacità di mescolare le influenze per creare qualcosa di nuovo. Le etichette preconfezionate secondo me significano poco. Prendi il nostro disco: noi abbiamo tante influenze, dai Queens of the Stone Age (che, ad esempio, tutti definiscono stoner, anche se uniscono tanti stili differenti) ai Death From Above 1979, Nine Inch Nails, per arrivare fino alla musica elettronica e ai Soulwax (sopratutto per la passione di Luca per questo genere). Quello che facciamo è prendere le influenze e trovarci un suono nostro, che ci distingua e che sia nuovo. Possiamo dire che il nostro lavoro sfrutta molto la cassa in 4/4, una forte chitarra rock e un cantato quasi femmineo, è un mix che ci piace molto. Questo in parte risponde alla tua domanda. Sempre parlando delle nostra sonorità, poi, il problema più pressante che abbiamo affrontato durante la registrazione, è stato di trovare un suono di chitarra che “imitasse” il basso, visto che è lo strumento che ci manca, e in molti tratti alla fine ci siamo riusciti. Tra l’altro, lasciami ricordare che tra i due è Luca quello bravo, ha studiato per 20 anni, mentre io sono l’autodidatta che gli sta dietro! Per tornare alla domanda, quello che hai sollevato può essere un vero problema: per esempio abbiamo avuto difficoltà a suonare, in qualche data a Firenze e Pistoia, perchè i locali semplicemente non sapevano a chi abbinarci in scaletta per non scontentare il pubblico!

- Ci sono degli aneddoti che vuoi raccontarci?

Eccome, almeno due. Innanzitutto, se noti, siamo l’unico gruppo che non ha un’intervista pubblicata sul sito dell’Heineken Jammin’ Festival. La motivazione è semplice: siamo scesi dal palco imprecando al microfono! Ci è successo di tutto, ci hanno fatto suonare per 6 minuti contati sul Second Stage perchè avevano calcolato male i tempi e avevano sovrapposto il nostro live a quello sul Main Stage! Ma non finisce qui, perchè delle tre canzoni che abbiamo suonato, la prima non avevamo il microfono della voce collegato, la seconda l’abbiamo fatta senza l’amplificazione alla chitarra, e la terza abbiamo avuto un problema alla cassa della batteria e nessun tecnico ci ha aiutato a risolverlo! Diciamo pure che non ci siamo trovati benissimo.
Invece l’altro ricordo è molto positivo: siamo stati invitati al festival Nel Nome del Rock, che si tiene a Palestrina (dove è morto sul palco il cantante dei Morphine), ed è stato stupendo. Abbiamo aperto ai Disco Drive, di fronte a tanto di quel pubblico che ero commosso, avevo le lacrime agli occhi! E non finisce qui: gli organizzatori ci hanno fatto i complimenti, ci hanno detto che siamo stati la rivelazione del festival e ci hanno quadruplicato il cachet! È un festival incredibile, ci tornerei ogni anno per quanto ci siamo trovati bene.

- Quali sono i progetti futuri dei MDMA?

Vogliamo suonare! Insomma, è chiara l’importanza dei dischi, della loro distribuzione ecc, però non c’è niente che mi dia un’emozione forte come prendere la chitarra e andare in tour. Noi tra l’altro non suoniamo per sopravvivere, abbiamo entrambi un impiego e la fama non ci interessa particolarmente. L’unica cosa che vogliamo è promuovere il nostro lavoro direttamente di fronte al pubblico, e poi chissà, un bel contratto di certo non lo rifiutiamo…Comunque ti stavo rispondendo alla domanda pensando al piano musicale, se intendevi quale sarà il nostro futuro sul piano personale, allora è meglio che non ti risponda…!

L’album è in vendita su Itunes, clicca qui per ascoltare le anteprime


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Matteo Monaco
Matteo Monaco

Direttore. Scrive per Però Torino e Ondarock. Appassionato di rock ed elettronica.

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