“Ecco la nostra Rivoluzione”: intervista agli Arsenico
Combo torinese dalla carriera ormai decennale, gli Arsenico tornano sulle scene a distanza di quattro anni dal’ultimo lavoro “Esistono Distanze, con un disco, “E’ questo che siamo”, di rock più levigato e maturo rispetto al passato ma ugualmente energico ed immediato. Il titolo dell’album diventa praticamente una dichiarazione d’intenti: chi sono oggi gli Arsenico? Scopriamolo insieme a loro…
“E’ questo che siamo” è il titolo del vostro ultimo lavoro. Io ipotizzo due interpretazioni: da una parte “è questo che siamo noi Arsenico”, nel senso di “stiamo esplorando nuovi territori sonori, in parte cambiando alcune coordinate del nostro sound e diamo una dichiarazione forte della nostra identità musicale odierna”; dall’altra “è questo che siamo noi tutti, il mondo”, fornendo uno sguardo personale sulla realtà che ci circonda, sui tempi che viviamo, attraverso testi profondi e sinceri. Voi che lettura suggerite?
Hai interpretato il titolo nel modo in cui lo interpretiamo noi. L’evoluzione che abbiamo avuto con questo disco, processo molto naturale e spontaneo, non poteva essere espressa che in queste parole. Allo stesso tempo è stato l’espressione della somma dei concetti che si trovano nel disco e sui quali abbiamo ragionato molto, nel momento in cui ci siamo confrontati con il collettivo iniziale che poi ha preso il nome de La Voce del Gregge. Si è creato un gruppo che in modo coordinato ha voluto studiare, partendo dai significati, il modo di esprimere con le altre opere che appartengono al disco tutto quello che noi esprimiamo in musica”.
Oltre ad una sempre presente attenzione verso la tematica “socio-politica” denoto con piacere una maggiore introspezione (nei testi ma in senso figurato anche nell’intensità di composizione ed arrangiamenti). Pare vi siate guardati davvero dentro, senza paura di scavare nel profondo…
La consapevolezza di iniziare a capire che cosa siamo e il coraggio di dirlo è forse il passaggio più importante che è stato fatto. Siamo passati dalla scrittura del passato più immediata – di stomaco - tipica dell’adolescenza, a quella troppo di testa nell’album precedente. Adesso è una scrittura che arriva dal mezzo, tra cervello e stomaco. Non voglio dire di cuore per non essere melenso.
Arrangiamenti e cifra stilistica si sono leggermente ammorbiditi pur mantenendo quel sound “sanguigno” che ha sempre caratterizzato gli Arsenico. Si sentono proprio più strumenti e più spunti musicali. Come descrivereste l’evoluzione del vostro sound? Cosa avete ascoltato negli ultimi tempi?
È un evoluzione come dicevo prima molto naturale, ma anche una presa di posizione artistica netta. Tutto è nato durante la preproduzione del disco, dove nel calderone di tutti i pezzi con i vari arrangiamenti, ci siamo fatti guidare da quello che in qualche modo sentivamo spontaneo, rispetto a costruzioni che sembravano più artificiose. In fase di produzione è stato poi interessante sperimentare alcuni strumenti che coloravano nel modo giusto le soluzioni armoniche.
Negli ultimi tempi i nostri ascolti sono stati molto vari. C’è sicuramente stata una predominanza di Radiohead e Foo Fighters, ma siamo molto attenti a tutte le novità che arrivano.
Il disco è uscito per “La Voce del Gregge” nuova label che si configura come un collettivo di artisti attivi nella città di Torino. Volete raccontarci un po’ di questo progetto?
Sulle prime La Vocedel Gregge voleva essere solo un modo per dare un nome ad alcune collaborazioni che duravano da anni, tenendoci lontano dalla vetusta classificazione di “collettivo”, mantenendo forti le sinergie che si sono create sul nostro percorso.
La convinzione è stata ed è quella che la collaborazione e il confronto con altre realtà siano la ricetta giusta per creare idee artisticamente più valide, in un percorso tra le varie arti che ruotano intorno alla musica, non meno importanti. Così sono stati coinvolti Valerio ed Enrico di Filmine, Max Zarri per le foto, Gianluca Cannizzo per le grafiche, oltre ad altre persone che hanno partecipato alle riunioni per decidere l’immagine del disco.
Arrivati al momento di far uscire il disco ci siamo resi conto che sarebbe stato bello esistere anche come una struttura, operando anche per altri progetti. E come solo il caso sa fare, proprio nel momento di prendere questa strada abbiamo conosciuto Generoso Urciuoli, persona di esperienza capace di aiutarci a prendere la direzione.
La Voce del Gregge è un’etichetta che vuole principalmente aiutare i giovani artisti a crearsi un percorso nel modo migliore e consapevole del momento storico che stiamo vivendo, senza incappare in troppe parole e promesse che quasi mai trovano riscontro nella realtà.
Come vedete in questo momento la scena torinese? Come sta l’underground nostrano secondo voi (in virtù anche della vostra esperienza che va dai piccoli concerti autogestiti alle date all’Hiroshima Mon Amour)?
C’è molta roba e molta voglia di fare. È nell’underground che nascono le esperienze più interessanti e le novità capaci di cambiare le piccole correnti musicali. Però se posso dire, anche tirandomi la zappa sui piedi da solo, manca qualcosa di fresco. Sembra che si stia dormendo sugli allori. La spinta che avevano alcuni gruppi qualche anno fa è un po’ sfumata, eppure ci sarebbe tanto nella nostra città, così come nell’intero stivale, per riaccendere questo motore.
L’idea per il video di “La Rivoluzione” si è rivelata vincente: come è nato il progetto? Alcune guest star sembrano intercettate proprio ai concerti (Bologna Violenta, Sikitikis)…
Il video è stato creato partendo naturalmente dalla canzone, che esprime il concetto della centralità delle persone nei cambiamenti della società, dell’ambiente in cui viviamo, anche nel piccolo. Inoltre, con i ragazzi di Filmine, avevamo già intenzione di fare un video che inserisse tante persone, facendo un collage di volti del paese. In questo molti amici si sono resi disponibili, come i Sikitikis, ed altri sono stati una piacevole sorpresa!













