Collisioni 2012 e la riscoperta del Piemonte, tra vino, musica e cultura

Pubblicato il 2012/07/19 da Live Report

Barolo, un piccolo comune piemontese di appena 730 abitanti. Una posizione privilegiata, sopra una delle tante colline ricche di vigneti che caratterizzano la zona. Pochi metri in pianura ed una storia legata essenzialmente al suo celebre vino. Un paesino benestante e tranquillo che, da un giorno all’altro, si trasforma, per ospitare circa 70.000 persone, diventando, per qualche ora, la capitale culturale del Piemonte. Tantissime le aspettative nei confronti di un festival rivolto a tutti, grandi e piccini, in grado di presentare allo stesso modo i grandi artisti internazionali e diversi musicisti emergenti.

Nel primo giorno dedicato ai Subsonica, ospiti del main stage in piazza Rossa, non è difficile trascorrere un’ottima giornata in compagnia di Mario Calabresi ed Ezio Mauro, intenti nel commentare articoli che hanno fatto la storia del giornalismo, ripercorrendo le vite di alcuni grandissimi del mestiere come Giorgio Bocca ed Indro Montanelli, o scoprendo il techno-reading tra lo scrittore Michele Dalai e Claudio Coccoluto. Nel mentre, sui palchi off si balla il balkan-swing con Dj Grissino e con l’etno-folk jazzato dei Les Sans Papier. Si cammina per le strade dell’antico borgo, tra le tante piazze colorate che animano la manifestazione, imbattendosi nelle esibizioni di strada dei Tua Madre o nelle letture teatrali dei ragazzi del Progetto Giovani. Il caldo si fa sentire ed il Bosco di Collisioni, seppur non proprio comodissimo da raggiungere, è il posto ideale per riposarsi su un’amaca, bersi una birra e leggere uno degli interessanti scritti proposti dal concorso Scrittorincittà. La sera, come annunciato, è tutta per i Subsonica che trascinano la piazza principale cittadina con buona parte dei brani che hanno segnato la storia del gruppo torinese, da Liberi Tutti a Strade, fino a Tutti i miei sbagli e Discolabirinto.

Il secondo giorno è annunciato come quello della grande affluenza di pubblico e le previsioni vengono ampiamente rispettate. Fin dal mattino, con il simpatico incontro con Vauro, la giornata segna un continuo appuntamento con i grandi ospiti della letteratura come l’americano Don DeLillo, autore, tra i tanti scritti, di Underworld, il nostrano Niccolò Ammaniti e Luciana Littizzetto. Sugli altri palchi scorrono artisti interessanti come il figlio d’arte Filippo Graziani e la giovane cantautrice Carlot-ta, che dal piccolo palco della piazza Rosa non perde l’occasione per celebrare alcuni dei suoi miti musicali come Edith Piaf e Tom Waits, regalando al pubblico alcune suadenti cover. Poi, in serata, l’attenzione è tutta per due cerimonieri d’eccezione: un lupo di mare (ma anche d’Irpinia) ed una leonessa del rock, Vinicio Capossela e Patti Smith. Entrambi perfetti nell’incarnare lo spirito di una manifestazione in delizioso equilibrio tra musica e letteratura, note e parole (“avete davvero un bel festival” sospira soddisfatta l’ormai sessantenne Sacerdotessa del punk, prestatasi nel pomeriggio  ad una pubblica chiacchierata-letteraria), i due veterani avvampano una piazza gremita fino all’inverosimile, fortunatamente non troppo appesantita dall’afa estiva.

Capitan Vinicio si concede per l’occasione una scaletta abbastanza particolare, incentrata sulle infinite declinazioni e sfaccettature delle ballate popolari, concedendo poco spazio agli ultimi lavori (il dolce naufragar di “Marinai, profeti e balene” e le divagazioni elleniche di “Rebetiko Gymnastas”). Il senso di delusione che ci coglie alla fine del live non è però legato alla scelta (coraggiosa quanto condivisibile ed apprezzabile) dei pezzi, quanto all’audio decisamente deficitario: volume non esaltante ma soprattutto scarsa pulizia del suono (e qualche fischio di troppo) che compromette anche pezzi d’alta scuola come La Santissima dei naufragati (esecuzione da dimenticare) o un poco incisivo Ballo di San Vito. Brilla invece, strizzando l’occhio ai diavoli blu(es), la contagiosa Billy Bud.
Come per un buon vino piemontese, pare che il tempo non faccia che accrescere qualità e pregevolezza della Signora Smith; non si tratta d’una apologia alla carriera né di rispetto e lusinghe ad oltranza: anni e rughe accresciuti davvero non scalfiscono il magnetismo di un’artista che si conferma di altissimo livello, complice un ultimo album “Banga” che stupisce (ancora una volta) per intensità e capacità di scrittura rispetto a tanti “indie-rocker poeti dell’ultim’ora”. Voce praticamente impeccabile (!), trance acustico-psichedeliche, rock’n’roll a scaldare il parterre e tanta, tantissima classe. Occhi socchiusi a contemplare una vita vissuta “contro” ma col sorriso, quel sorriso sempre appena accennato che accompagna l’intera esibizione; anche quando un cretino dal pubblico si propone di regalarle una Ferrari (non ci sembra questo uno dei maggiori casi di rock-star “imborghesita”…) e lei risponde pubblicamente “non ne ho bisogno, ma grazie”. Grazie a te, Patti.

Stremati dal sabato sera barolese, con l’electroswing di Dj Pony capace di far tremare la piazza Rossa fino a notte fonda e con un delirio automobilistico proprio solo della Salerno-Reggio Calabria a Ferragosto, domenica si comincia fino dal mattino, con la messa di Don Ciotti e con gli incontri con Paolo Crepet e gli islandesi Eva Minervudottir e Marteinn Thorsson. Poi, nel caldissimo pomeriggio, tutti sotto il tendone della piazza Blu per incontrare un simpaticissimo Pupi Avati, pronto a raccontare diversi aneddoti della propria vita (tra i quali il meditato omicidio di Lucio Dalla, raccontato, in realtà, con il sorriso sulle labbra, in memoria del grande cantautore italiano). Poi, a scombussolare i piani dell’organizzazione, ci pensa il papillon più famoso d’Italia, quel Philippe Daverio, conduttore di Passepartout, in programma alle 17.00, ma in deciso ritardo. La programmazione salta, ma gli incontri non mancano. Così, un po’ per caso, si passa dal boogie-blues della Deva Moretti Blues Review, in piazza Gialla, all’atteso incontro con Carlo Verdone, con la full-immersion nei ricordi dell’attore romano, sempre raccontati con umorismo ed ironia, tra esami all’università e consumati dischi in vinile di Jimi Hendrix. Col calare del sole, la piazza Rossa innalza la bandiera dell’Occitania e presenta i conterranei Lou Seriol, sorprendenti per l’alto livello di rock presente sul palco, a scapito di chi si aspettava solo flauti, ghironde e cornamuse. Le soprese però non finiscono qua e così tocca a Moni Ovadia inaugurare l’ultima sera prima del concerto di Dylan. Insieme all’attore, una piccola orchestra gitana, armata di fisarmonica, cymbalon e trombe in grado di ipnotizzare la folla con un ampio concerto klezmer, tra i balcani e la Russia. Allo stesso tempo, in piazza Rosa, c’è spazio per la promessa del cantautorato torinese, quell’Ila Rosso di San Salvario, giunto fino a Barolo per esportare la sua “bella presenza”. Infine, prima del dj set a cura dell’alieno Boy George, spazio alla chitarra romana di Mannarino, intervallata dagli scritti del poeta Enzo Cinaski.

A conti fatti, in attesa del report sul concerto di Bob Dylan (in arrivo nelle prossime ore), il bilancio di questo Collisioni 2012 non può essere che positivo. Certo, non sono mancate le difficoltà, dall’ingestibile traffico automobilistico a qualche problema audio di troppo,  ma la proposta di questa festival e la risposta di pubblico ricevuta sono degli ottimi pilastri per il futuro, per continuare questo matrimonio tra musica, arte e cultura nel nostro bucolico Piemonte, seguendo sempre il vento del futuro.

Hanno collaborato: Davide Agazzi, Lorenzo Giannetti

 


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