Caparezza mette in moto il Colonia Sonora tra maschere, musica e tanto divertimento
Un live di Caparezza è sempre qualcosa di più che una semplice esibizione musicale, il talento di Molfetta, infatti, accompagna sempre con maschere, scenografie o vere e proprie scenette brevi, le sue canzoni, caratterizzando ogni suo pezzo.
Un live esplosivo quello di Collegno (Torino), che inaugura il Colonia Sonora 2012: 2 ore piene di live dove l’artista ha performato più di 20 canzoni, senza tralasciare vecchisimi pezzi, scelta estremamente gradita da molti dei fan presenti.
Noi eravamo presenti con penna e macchina fotografica, così da riproporvi parte dell’atmosfera e permettervi di vedere tutti i costumi che sono sfilati sul palco durante l’esibizione.
Si apre il live con la combustione di un finto falò, che introduce il primo pezzo, inevitabilmente Il sogno eretico, con un Caparezza in mantello, nonostante il grande caldo, cui segue un pezzo definito dall’autore rock, ma “un rock piccolo, un rocchetto”, si tratta di Non mettere le mani in tasca, che Caparezza esegue “armato” di un ago come spada e di un bottone come scudo.
Una delle scenette più riuscite è quella successiva, introduzione a Cose che non capisco, Caparezza e Diego Perrone, la consueta seconda voce ai live (sempre più incisiva e fresca di album solista) sono rispettivamente il concorrente e il conduttore del “Gioco dei pacchi”, ne sono rimasti solo due, uno misterioso e l’altro contenente l’agognato contratto a tempo determinato; inutile dire che Caparezza prenderà il pacco sbagliato, perdendo il contratto e vincendo un dito medio, con l’invito ad andare a quel paese. Naturale passare dal dito medio premio, al dito medio canzone, così, a lato di un gigantesco dito medio che troneggia sul palco, si arriva al Dito medio di Galileo, che scuote gli animi del pubblico.
Neanche il tempo di commentare le piacevoli e divertenti trovate di Capa e parte un’altra scenetta, ancora tra le migliori della serata, Caparezza vestito da Lord suona il violino, assistito e lodato dall’assistente Gandolfo (sempre Diego Perrone) che gli comunica come per la costruzione della nuova, importantissima, opera, non cia siano problemi di sorta (opera che, per inciso, è l’asfaltamento dell’Adriatico), con tutte le istituzioni dalla loro parte come al solito; parte così, tra le ovazioni e lo sventolio di bandiere No TAV, La grande opera.
Il primo pezzo più datato compare ora, tra scheletri agitati come marionette, Caparezza intona Dualismi, lo schizofrenico dialogo con sè stesso contenuto in Verità Supposte, subito seguito da un pezzo ancora più vecchio, La fitta sassaiola dell’ingiuria, il cui ritornello è una citazione a Branduardi, di cui, a momenti alterni, Caparezza ha condiviso la capigliatura; il pezzo, sebbene contenuto nel poco conosciuto primo album di Capa (“Caparezza!?”), è accolto benissimo e sono in molti a cantarlo a memoria quanto i pezzi più conosciuti.
Pochi secondi di tranquillità e Caparezza entra recitando Romeo e Giulietta, ironico, ma non troppo, in una performance breve, ma di qualità, che introduce l’ingresso di Cyrano, invocato per suggerire a Romeo le parole da indirizzare alla sua Giulietta; manco a dirlo Cyrano si rivela un becero illetterato che di poetico ha ben poco, così sono create le premesse per la prima frase del nuovo pezzo (Ti sorrido mentre affogo), ovvero “Leggere Shakespeare, questo è il vero problema”.
Dopo questo tecnico pezzo, sul palco si cerca di entrare in contatto nientemeno che con l’Altissimo, il quale, tuttavia, non risponde e non resta che affidarsi alla segreteria o andare al Diavolo; ironica introduzione a Messa in moto, una dei diversi pezzi durante i quali si scatena anche il pogo.
Termina l’esplosiva esibizione e parte uno speciale su una delle band più importanti per la musica moderna, i Rezzas, che ricalcano in tutto e per tutto i Beatles, di cui passano, proiettate dietro il palco, foto vere, ma modificate così da presentare le faccie dei membri della band di Caparezza; è l’incipit per l’ingresso in scena di tutti i membri vestiti da rockettari anni ’60 e, di conseguenza, per Sesso in tutto.
Dalle droghe del ’68 a quelle attuali, l’ultima è una speciale varietà di stupefacente, la Libertà, che provoca strane visioni a Diego Perrone, ma che è talmente piacevole da esigerne al legalizzazione, così senza che ancora sia partita una sola nota, sono tutti pronti a cantare Legalize the premier, d’effetto anche senza Alborosie, comunque rimpianto.
È il momento di un altro pezzo più datato e meno conosciuto, accompagnato da un finto tg che passa frasi vere inerenti alla crisi, è Titoli, che della crisi suggeriva già al tempo alcune delle cause; segue l’ennesima spassosa scenetta, Caparezza e la band vestiti da Maya vengono uccisi (apparentemente) da Diego-Cortès, solo per rialzarsi a cantare che loro e la loro terra non moriranno mai, in sostanza che La fine di Gaia non arriverà.
Siamo all’apice del pathos, Caparezza, serio come mai, intona Eroe e il pubblico partecipa alla poesia delle parole, cambia l’atmosfera, molto più raccolta, per poi scrosciare in un lungo applauso alla fine del pezzo.
Il momento più serio e malinconico è suggestivo, ma è subito spazzato via dal pezzo successivo, appositamente programmato per scuotere nuovamente gli animi, abbondantemente annunciato fa il suo ingresso sul palco Kevin Spacey, alle prese col suo nuovo film, Harry Potter e la prostata infuocata (o vescica), che introduce il suo omonimo pezzo fra le risate generali.
Su una nave di carta entra poi Caparezza, privo di Tony Hadley, ma comunque d’effetto in Goodbye Malinconia, al termine della quale rimane un piccolo faro (perfettamente funzionante peraltro), che dopo aver guidato la barchetta di carta del pezzo precedente funge da introduzione a Ulisse e ai marinai della band di Capa.
Ci si avvicina alla fine e, complice un teschio, terrore dei marinai perchè simbolo della pirateria, si intona la scanzonata canzone che dietro l’aspetto allegro e gioviale proprio di morte parla, Vieni a ballare in Puglia, cantata all’unisono dal pubblico.
Un grosso pallone a forma di luna sul palco e una maschera di ET per Caparezza sono la cornice di Vengo dalla Luna, sempre un successo, prima dell’altro storico successo che serve anche a presentare i membri della band, tra le presentazioni in atmosfera circense, che preparano la chiusura del concerto ecco la storica Fuori dal tunnel.
Il pezzo che ha lanciato Caparezza sui palcoscenici più importanti non chiude il concerto, ma lo indirizza alla fine, a quel momento, chiamandosi il tour “Eretico tour: L’estinzione”, in cui Caparezza deve morire, morire oppure abiurare ciò che pensa; un secondo per cogliere l’allusione e la folla esplode mentre le note videoludiche di Abiura di me cominciano a fuoriuscire dalle casse.
È la fine di un concerto esaltante, che ha visto l’arena della certosa di Collegno riempirsi come poche altre volte per 2 ore di live al termine del quale viene naturale chiedersi quanto dovrà durare un eventuale prossimo tour per far spazio alle nuove canzoni senza abbandonare i preziosi pezzi precedenti, cosa che, a quanto pare, Caparezza non ha assolutamente intenzione di fare.
Per visualizzare tutta la nostra galleria fotografica del concerto:
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.389949084408476.86661.374003209336397&type=3












