Musicphobia: alternativa rock e il futuro di T.W.S.A. … nel 2012

Pubblicato il 2012/08/13 da Interviste

Musicphobia: li vedo per la prima volta alla fine di questo inverno, in un locale di Roma dove dividono la serata con dei musicisti che conoscevo già da un po’. Bravi, sul palco sono in quattro, perfettamente in accordo tra loro,  e mi colpiscono subito positivamente, pieni di carica ed entusiasmo, cosí torno a vederli quando suonano al Closer. Li trovo davvero interessanti,  con il loro mix di rock alternativo, un po’ grunge, un po’ hard, un po’ metal, e la capacità non comune di muoversi facilmente tra generi diversi pur mantenendo l’assoluta riconoscibilità del loro stile ed una grandissima personalità artistica.

Dopo il concerto scambio con loro due parole e cerco informazioni. Scopro che i Musicphobia sono  Michelangelo Lubrano – Voce, Giuseppe Silvestri – Chitarre e Cori, Marco Sebastianelli – Batteria & Percussioni e Fabio Mociatti – Basso, e propongo subito di approfondire appena possibile con un’intervista, cosa che peró non ci riesce subito perché la band fa tantissime serate, ma sta anche per tornare in sala d’incisione. Per loro é tempo di lavorare al nuovo album, dopo il particolarissimo T.W.S.A. uscito nel 2011 per la Crotalo Records.
Riesco finalmente a vedere Michelangelo Lubrano e Giuseppe Silvestri un paio di giorni fa, durante una mattinata in cui Roma ci regala 40 afosi gradi di inizio agosto. In compenso l’atmosfera attorno ai due autori che firmano i pezzi dei Musicphobia é freschissima e stimolante. Dalle prime battute si capisce che la sinergia con cui Giuseppe e Michelangelo creano insieme testi e musica da ben 12 anni é assoluta. Il parallelo Lennon-McCartney é inevitabile, e questa é la prima domanda che rivolgo un po’ per scherzo ai due amici.
Tra voi due, chi é Paul e chi é John?
Michelangelo: noi siamo tutti e due!
Giuseppe: lavoriamo con una sinergia…. paranormale, a volte buttando giù una melodia ed un testo che condividiamo al telefono! Ho un notes sempre accanto perché le idee arrivano in ogni momento, e voglio poterle mettere nero su bianco.
Michelangelo: non incidiamo niente che non sia eseguibile anche dal vivo con la nostra formazione. Io prediligo anche l’esecuzione in acustico di un pezzo, perché trovo che sia la dimensione migliore e più autentica di un brano nostro.
Giuseppe: quando scrivo un pezzo nuovo, nella mia testa lo sento già come lo canterà Michelangelo. Non potrebbe essere altrimenti. Nessuno dei due artisticamente potrebbe fare quel che fa senza l’altro, e il gruppo é la dimensione più importante nel nostro processo creativo.
Voi avete passato i trent’anni, no? Cosa pensate della possibilità di realizzarvi artisticamente nella seconda metà della vostra vita? Non sarebbe stato diverso aver lasciato il segno, per così dire, a vent’anni?
Michelangelo: io faccio musica per fare musica. Il risultato per me é quello, e se deve venire il successo, ben venga a prescindere dall’età anagrafica.
Quanto sareste disposti ad aprire al pop per diventare più … popolari?
Giuseppe: faccio musica per esprimere quel che sento. Sono un musicista e la musica… ci … usa come catalizzatori. Questo é tutto quel che conta.
Michelangelo: possiamo definirci artigiani della musica. Quel che creiamo filtra da quel che sentiamo, ed é la nostra personale visione del tutto. Ricordo la definizione che ci diede un  un amico: “Voi siete accordati con l’universo”. Ancora oggi queste parole sono il motore che mi manda avanti.
Parliamo del nuovo album? Titolo?
Michelangelo: Sarà un concept album, con i brani legati da un’idea comune a tutti i pezzi, pur spaziando tra generi diversi. Il titolo? 2012!! Mi piace pensare che se il 2012 sarà l’ultimo anno per il mondo come lo conosciamo oggi, l’ultima cosa che faremo noi sarà proprio 2012. L’album é scritto tutto in inglese. La visione del mondo é cup
a, come cupo é il modo in cui vediamo l’umanità dal punto di vista dei sentimenti. I mali dell’umanità? Genocidi e guerre. L’unico pezzo diverso é The prayer, dedicato al vocalist degli Alice in chains. Parlando di un altro brano, Come to me, per esempio, mi piace pensarlo come lo scontro frontale tra The wall e La fabbrica di cioccolato. Che sintesi, vero? Questo album é il punto più alto del nostro livello creativo, ricchissimo di spunti.
Dove vi vedete tra dieci anni?
Giuseppe: Dove finirà la parabola non posso saperlo. Se lo sentirò faró ancora musica, altrimenti no.
Michelangelo: 2012 contiene canzoni… a lunga gittata. Come si concilia l’immediatezza con la lunga gittata? Io per esempio mi ascolto mentre scrivo. Come se mi vedessi dall’esterno. Wasted time é stato scritto nell’arco di tre anni. Niente ti ripaga quanto aver scritto un pezzo così. Tempi staccati e romanticismo nello stesso tempo. I miei studi di medicina mi hanno insegnato che il battito del cuore nasce anatomicamente in un punto preciso del tessuto cardiaco. La musica ė legata allo stimolo del battito. 2012 potrebbe essese la fine del mondo? Allora l’ultimo suono che voglio sentire é il suono del mio respiro.
Giuseppe: Siamo molto contenti di quanto abbiamo fatto con questo album.  Non vorremmo essere in nessun altro modo e in nessun altro punto se non qui e adesso.
Ci salutiamo qui, é tempo, e Giuseppe, musicista in ogni momento della sua vita, uscendo
passa tra tanti pianoforti esposti. Mentre cammina, da ogni strumento tira fuori qualche nota, perché non puó che essere cosi.

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Antonella Tocca
Antonella Tocca

Collaboratrice. Romana di nascita, europea per vocazione, parla quattro lingue, ha una predilezione per il progressive italiano, il metal... e la musica classica.