ZZ Top – La Futura

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Elena Quaglia

Una volta un giornalista, intervistando Brian Johnson, gli disse: “Parliamoci chiaro, avete registrato 12 album più o meno tutti uguali”, al che il roco cantante degli AC/DC replicò: “Eh no, amico! Gli album sono 14.”
La Futura
è il quindicesimo, per gli ZZ Top: dopo nove anni di silenzio, le tre barbe (due reali e una solo di cognome, quello del batterista Frank Beard) tornano con una carrellata di piacevole prevedibilità articolata in dieci brani del più autentico southern rock d’autore.
Ci sono tre tipi di gruppi musicali: quelli politropi, ricchi e assoluti, in grado di cambiare genere non solo di disco in disco ma addirittura da un brano all’altro senza pressochè alcuna cadute di stile e in fin dei conti senza mai deludere il fan, poi ci sono quelli duri e puri che rimangono invariati apparentemente in eterno fedeli alla rotta originaria e in fin dei conti senza mai deludere il fan. Gli ZZ Top appartengono alla seconda categoria. La terza è costituita da tutte quelle band che si barcamenano tra l’una e l’altra troppo preoccupati di deludere il fan per accorgersi di farlo davvero, ma questa è un’altra storia.

La Futura dopotutto è un lavoro che guarda avanti, con un pizzico di nostalgia ma senza lamentevole autocompatimento: la voce di Gibbons, consunta come un vinile ascoltato troppe volte, non nasconde il trascorrere del tempo cercando di imitare anni passati, invece lo esibisce quasi sfacciatamente, con il piacere ed il divertimento del fare musica. Come tralasciare poi la rude schiettezza della chitarra distorta quanto basta, che azzecca gli ottimi riff e non manca di seminare qua e là qualche assolo old style supportato dalla validissima sezione ritmica di Dusty Hill e del già citato Beard.
Tra barbe, birra e rock’n roll, La Futura è esattamente quello che ci si aspetta e anche qualcosa in più: la qualità del materiale (già anticipata da quattro brani inclusi nell’EP Texicali, da tempo disponibile sul web) in realtà sorprende dalla prima all’ultima traccia: Heartache in blue è un blues potente e cadenzato che lascia parlare a lungo l’armonica a bocca, It’s too easy mañana una ballata energetica che rimane in testa, Over you un lento inaspettato e graditissimo, ma forse, insieme alla massiccia I don’t wanna lose, lose you, è Chartreuse la portabandiera dell’intero disco, una martellante intro sporca e cattiva che evoca pelle, motociclette e uomini poco sobri. Brani talmente esaurienti da non richiedere lunghe e retoriche presentazioni.

Insomma, se siete maniaci dell’innovazione musicale, dei tempi dispari, delle cavalcate elettroniche o delle dissonanze al cardiopalmo, forse questo non è l’album per voi. Se invece state leggendo questa recensione con una pinta di bionda in mano e meditate di dire addio al rasoio e farvi un viaggio in America coast-to-coast, La Futura potrebbe rappresentare la vostra colonna sonora ideale, un sano disco di rock cafone con i baffi e i controbaffi. Hasta luego!

(14/09/2012)

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Elena Quaglia

Redattrice. Lavora a RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com): nell'attesa di diventare una speaker professionista studia Scienze Forestali e scrive parecchio.