Zun Zun Egui – Katang

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Davide Agazzi

Quando si parla d’arte, a volte, distinguere un pasticcio da un capolavoro non è mai cosa semplice. E quando si dice Zun Zun Egui, il pasticcio sembra evidente fin dal nome, dalla copertina e dal primo ascolto. Una tavolozza colorata con cromature da tutto il mondo, rigorosamente dipinta con pennelli inglesi su tele dal suono rock. Katang sembra il nome di un’antica spada giapponese, ma di orientale, in questo gruppo britannico, c’è solo la tastierista Yoshino Shigahara, affiancata da Kushal Gaya e dagli altri due inglesi della band, Luke Mosse e Matt Jones, due ragazzotti appassionati di ritmi africani. E’ invece ancora presto per parlare di capolavoro, per una band che ha destato le orecchie della critica con il proprio album d’esordio. Un battesimo, ma non un tuffo nel vuoto, visto quanto di buono avevano fatto sentire con l’EP Kass to la senn. In un disco dove le parole assumono le forme e le dimensioni più svariate (si parla inglese, francese, mauriziano, creolo, giapponese), sono i suoni a dover delineare i confini di queste tracce. E’ tutto sfumato, in un quadro esotico astrattista che svaria dal progressive rock al blues, rilasciando influenze hendrixiane in chiave globale. Ed è tutto maledettamente imprevedibile, puramente free.  Direttamente dal porto di Bristol spuntano le note più riuscite di questo disco, dalla sirena tribale della title track Katang, alle sonorità desertiche di Mr.Brown, neanche lontano parente del Bobby zappiano, ma forse miglior canzone delle dieci. Discutibili invece alcune scelte, su tutte quella del singolo d’esordio. Le premesse iniziali di Fandango Fresh durano pochi istanti. Una versione Power Rangers dei Talking Heads che ha poco da spartire con le migliori tracce del disco, messe in risalto anche dalla dubbiosa Sirocco. E’ un disco ideato per distendere la mente, un disco che, per stessa ammissione di Kushal Gaya “arriva da cuore e viscere”. Noi, per il momento, lo digeriamo molto volentieri.


Direttamente dal porto di Bristol (si, alla fine sono inglesi) spuntano le note più riuscite di questo disco , dalla sirena tribale della title track Katang, alle sonorità desertiche di Mr.Brown, neanche lontano parente del Bobby zappiano, ma forse miglior canzone delle dieci. Discutibili invece alcune scelte, su tutte quella del singolo d’esordio. Le premesse iniziali di Fandango Fresh durano pochi istanti. Una versione Power Rangers dei Talking Heads che ha poco da spartire con le migliori tracce del disco, messe in risalto anche dalla dubbiosa Sirocco. E’ un disco ideato per distendere la mente, un disco che, per stessa ammissione di Kushal Gaya “arriva da cuore e viscere”. Noi, per il momento, lo digeriamo molto volentieri.

(19/12/2011)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.

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