Zomby – With Love

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Manuel Polli
Zomby_3

Il 2013 è stato, per chi segue o semplicemente a volte bazzica nella scena elettronica, un anno tutto sommato fruttuoso. Ci sono stati i ritorni – tutt’altro che deludenti – di fuoriclasse assoluti quali Boards Of Canada o The Black Dog (si, ok, anche dei Daft Punk), le conferme decise di molti producers ormai affermati (Four Tet e Andy Stott i primi due nomi che mi vengono in mente), collaborazioni già rodate (Moderat) o appena nate (JaarHarrington ovvero i Darkside) e la sensazione che, nonostante la proposta a volte esagerata del web, la qualità c’è, eccome.
Se prendiamo però in rassegna i picchi qualitativi dell’anno che sta per concludersi, Zomby merita senz’altro un posto tra i grandi. Il londinese, dal 2008 ad oggi, ha bruciato le tappe verso una consacrazione che quest’ultimo With Love sancisce in maniera definitiva.
Dalle strizzatine d’occhio al wonky degli esordi di Liquid Dancehall/Strange Fruit alle riflessioni dance destrutturate dell’ottimo Dedication uscito appena un anno fa, senza dimenticare il tributo ai rave che furono in Where Were U In ’92?, le produzioni dell’inglesino mascherato hanno sempre saputo cavalcare l’onda, a volte confusa e troppo chiassosa, di tutta quella marea creata dal cosiddetto movimento post-dubstep esploso a metà dello scorso decennio.
With Love, secondo lavoro su 4AD, si presenta come ottanta minuti di musica suddivisa in trentatré tracce che attraversano l’elettronica tutta, un riassunto che va dalle ultime tentazioni della scena step (c’è un po’ di Machinedrum nelle iniziali As Darkness Falls e Ascension) alle radici della bass music (Orion), guardando con l’occhio sfrontato di chi la gente la sa far muovere, siano essi sulla pista del club (Isis, VI-XI) o sul prato in periferia (777), o, perchè no, nei sobborghi londinesi dove a volte si può incontrare, in tuta nera e cappuccio, lo sfuggente Burial (Digital Smoke, Entropy Sketch).
La durata mediamente bassa delle tracce fa sì che il viaggio proposto sia vario e pieno di spunti, è un po’ come ammirare i panorami mutevoli fuori del finestrino, comodamente seduti sul posto del passeggero e totalmente noncuranti della guida. Zomby alla guida sa come non farvi annoiare: il fatto che dopo ottanta minuti di strada vorrete ripartire subito, ne è la prova lampante.

(24/12/2013)

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Manuel Polli