Zlatan Ibrahimović: ma quale Pallone d’Oro, meglio il Disco d’Oro!

di Mattia Nesto

L’ultimo spot della Volvo ci mostra un Ibra inedito.

Di Zlatan Ibrahimović si conoscono sostanzialmente vita, non la morte, ma certamente sì i miracoli compiuti dentro e fuori dal rettangolo verde di gioco. Il centravanti nato nel 1978 a Malmö da padre bosniaco e madre croata è quello che si può definire “il calciatore al cubo”. Non soltanto infatti è attaccante prolifico (l’unico ad aver segnato in Champions League con sei maglie differenti) ma è anche diventato un, utilizzando dei canoni da “res gestae” antiche, vero e proprio personaggio popolare, ovvero protagonista di storie, miti e leggende che le persone, di bocca in bocca, di messaggio in messaggio, di tweet in tweet si scambiano quasi come ai tempi di Omero.

Ma Re Ibra oltre ad aver “scritto” nel 2011 un’autobiografia di grande, grandissimo successo, “Io, Ibra” (un milione di copie vendute in Svezia, oltre 200.000 in Italia), avere realizzato reti impossibili con la sua mista di “calcio e arti marziali” (celeberrime i suoi goal all’Italia durante l’Europeo del 2004, il “tacco volante”, oppure la spettacolare rovesciata all’Inghilterra), è, da qualche tempo, anche un “cantante” di grande successo. Già perché si dia il caso che, circa un annetto fa, la casa automobilistica Volvo (gioiello della corona svedese) abbia realizzato uno sport per celebrare il proprio Paese nel quale, dietro la produzione dell’artista Max Martin, Zlatan Ibrahimović è, neanche a dirlo, il protagonista assoluto. Ovviamente per Ibra è arrivato un nuovo successo: la canzone ha appena vinto il Disco d’Oro svedese.

Lo spot inizia con la ripresa di una landa innevata su cui “fischia” un gelido vento e subito dopo vediamo Ibra, testa china come a raccogliere la concentrazione giusta prima del match più importante della propria vita che, a petto nudo così da mostrare tutti i propri tatuaggi (“i vari capitoli del libro della mia vita” ebbe modo una volta di dichiarare) si riscalda davanti ad uno scoppiettante fuoco. Ed è subito “Grande Nord”, ovvero quell’idea prima ancora che territorio di “vita dura, semplice ma incredibilmente eroica”. A questo punto Max Martin, produttore, playboy, filantropo, pittore e dj di chiara fama, ci “mette lo zampino”: remixa l’inno svedese, “Du gamla, du fria” (“Tu antico, tu libero”) composto nel 1844 da Richard Deybeck secondo gli stilemi più moderni.

Ed ecco allora partire una drum-machine mentre vediamo da un lato Ibra che si allena una izba solitaria e la Volvo che, incurante della tormenta, sfreccia a tutta velocità in mezzo alle nevi. Legno antico e libertà di movimento: benvenuti in Svezia. Ma la “palla passa” a Ibra e di certo lui non la spreca. Infatti l’attaccante del Paris Saint-Germanin inizia a cantare, o per meglio dire a snocciolare con voce bassa e decisa, l’inno svedese. La ripresa dei suoi occhi fissi verso un orizzonte ricolmo di neve sono gli occhi dell’ “antico uomo libero svedese” che non ha paura di niente e nessuno. Come, del resto, lo stesso Ibra.
A questo punto la narrazione si sposta su due piani paralleli: da un lato si scorge Zlatan cimentarsi con la “dura natura” svedese: prima caccia in mezzo alle nevi poi, senza colpo ferire, si tuffa in un lago ghiacciato. Quindi “l’antico e libero uomo svedese” non teme la natura, ma la domina nel rispetto di essa.
Dall’altro lato sorprendiamo Zlatan in mezzo alla sua famiglia, con la moglie (naturalmente bionda, biondissima, altrimenti non saremmo in Svezia) e i figli. Un momento di grande tenerezza a cui Ibra non è nuovo (basti vedere le numerose feste dopo la conquista di un campionato con i bambini di Zlatan che giocano in mezzo al campo con loro padre). La musica, prima appena accennata, diventa sempre più presente, con una voce femminile che prende il testimone di quella del centravanti. Le atmosfere si fanno molto simili ad un disco dei Sigur Ros (sì, ok, loro sono islandesi non svedesi ma è l’atmosfera quella che conta, non il passaporto).

“Made in Sweden”, questo il motto della campagna pubblicitaria. Considerando che, come abbiamo già ricordato, Ibra sia di madre croata e di padre bosniaco e di come la Volvo, nel luglio del 2010, sia stata acquistata da Geely, una grossa compagnia cinese (“la più rilevante acquisizione di un gruppo automobilistico di Pechino in Europa”), pare evidente come la forza vera della Svezia più che il classico canto del cigno del “Gran Nord” sia proprio quello ad aprirsi al “Gran Mondo”. Balcani o Mar Giallo fa poca differenza.

(18/10/2015)

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Mattia Nesto

Fa’ che la morte mia, Signor, la sia comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando