Z-Ro – Meth

Scheda
Rispetto al genere
5.5


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
6.0


Voto
5.5

5.5/ 10

di Lorenzo Li Veli

Una delusione cocente. Il nuovo lavoro di Z-Ro, rapper preferito di chi scrive, lascia l’ascoltatore con l’amaro in bocca e una sensazione di fastidio, dovuta alla lunga attesa e alle promesse fatte dall’artista, incredibilmente disattese. Ultimo capitolo della tetralogia che comprende anche Crack, Cocaine e Heroin, Meth dovrebbe essere, secondo le parole rilasciate da Z-Ro stesso in giro su Twitter e Youtube, “il miglior album della carriera”.


Invece no. Nonostante i preamboli iniziali di Real or fake, che ricalca alla perfezione lo stile originario di Ro, il disco risulta fiacco, i suoni grezzi che hanno sempre contraddistinto il rapper di Houston sono ormai un ricordo, le liriche taglienti di Cocaine sembrano perse nel nulla, quasi a testimoniare un talento destinato a spegnersi. Il vecchio vizio di riciclare le rime, sfortunatamente, è ancora vivo, tanto che si è perso il conto delle citazioni già presenti nei lavori precedenti, il che denota un’evidente carenza di inventiva. Basti pensare a Never had love, il cui ritornello riprende dei versi che comparivano già in Cocaine.

Nel disco, se non altro, ce n’è per tutti i gusti. Si va dalla dedica alla città natale, Houston, in H-Town kinda con il compagno di merende Slim Thug, alla riflessiva Happy alone, fino allo stile gangsta di Ro and Bun, con il mai troppo celebrato Bun B. Murderer, con la participazione della giovane Just Brittany, è, però, uno scempio musicale, una delle più brutte canzoni mai presente nella decennale discografia del nativo di Houston. Fa sempre piacere rivedere su un cd Willie D, membro storico dei Geto Boys e colonna portante della musica di Houston, anche se i due rapper si lanciano in una sfrenata descrizione delle loro avventure sotto le lenzuola: On mo time risulta comunque la traccia più valida dell’intero cd e questa scelta dimostra la penuria di canzoni di un certo livello.

La scelta di affidare la maggior parte dei beat al duo di Dallas, i Beatz n Kornbread, si rivela tuttavia azzeccata. I due produttori dimostrano la maturità necessaria per essere presenti in dischi così importanti, compiendo un enorme passo avanti per la loro carriera, già avviata dai cd di Paul Wall e Slim Thug. Punto di forza di quest’album fiacco sono proprio le basi, che avrebbero meritato miglior sorte rispetto a quella che è capitata loro.

Heroin aveva già rappresentato un passo falso nella carriera di Z-Ro, data proprio dalla natura del cd: un’accozzaglia confusa di materiale già pubblicato su mixtape o collaborazioni altrui. Meth, invece, no: tutte canzoni sono inedite e, incredibilmente, di scarsa qualità, proprio per questo il disappunto è più forte. Z-Ro è un rapper estremamente sottovalutato, nonostante le grandi capacità, ma con lavori come Meth rischia di alienarsi le simpatie dei suoi fan storici, in favore di un pubblico più effimero. Appuntamento al prossimo disco, che sicuramente risolleverà l’artista dopo questi due scivoloni.

(22/09/2011)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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