Yo La Tengo – Fade

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Davide Agazzi

Non bisognava certo ascoltare il nuovo e bellissimo disco degli Yo La Tengo per capire quanto vuota e priva di senso fosse l’etichetta “indie”, con cui ancora oggi vengono bollati stupidamente quei gruppi che suonano o hanno sempre suonato a ridosso dei grandi. Indipendente, modaiolo, alternativo. Fade, la nuova creatura firmata dal terzetto del New Jersey, è tutto il contrario. E’ un disco ricco, pieno, che affonda le radici nella storia dell’America e riesce, saggiamente, ad adattarsi ai tempi di oggi. Dagli anni ’80 al 2013, quella degli Yo La Tengo è stata una delle carriere più sottovalutate della storia recente. O forse, senza addossare troppe colpe ai media, il gruppo di Ira Kaplan e compagni non si è mai fatto trovare al posto giusto nel momento più opportuno. Fino ad adesso. Perchè Fade è probabilmente il disco più riuscito della carriera del trio americano, ma è prima di tutto un album che riesce a fotografare tutte le facce di questa insolita figura geometrica, riflessa nell’imponente e colorata chioma dell’albero in copertina. Lo sfondo musicale dell’album è di quelli che piacciono tanto in questi anni zero: un dream-pop sognante che sembra aver abbandonato le sferzate chitarristiche dei primi tempi per fare spazio ad un’imponente sezione di archi (Is That Enough), di fiati (Cornelia and Jane, Before We Run) e, in generale, ad un suono più completo e compatto. Non è il caso però di fermarsi alle apparenze: ogni occasione sembra buona per sfoderare il noise targato ’90 che ancora oggi gli Yo La Tengo dimostrano di padroneggiare con assoluta maestria (per fare un esempio, ascoltare Paddle Forward). Ma non ci sono solo le chitarre dei Velvet Underground, che rimangono uno dei maggiori punti di riferimento del gruppo di Hoboken; le influenze drammatiche e malinconiche di Nick Drake risuonano pesanti come macigni sulle corde acustiche di I’ll Be Around, quasi a voler riflettere sulla materia sognante con cui questo disco è stato plasmato. A coronare il tutto, un incipit ed un epilogo da sei minuti che ricamano una cornice perfetta, con le loro percussioni ed i loro droni perpetui, in un’atmosfera surreale fino all’ultimo secondo. Fade non lascia dubbi: d’ora in poi gli Yo La Tengo non passeranno più inosservati.

(17/01/2013)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.