Yeah Yeah Yeahs – Mosquito

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Simone Picchi

Partiti come rumorosa band capace di infiammare l’underground newyorkese, nel corso degli anni i tre Yeah Yeah Yeahs han saputo rinnovarsi, evolversi verso qualcosa di nuovo, cambiando attitudine e sonorità di album in album. Irrivirenza punk al loro esordio, fenomeno indie alla seconda prova, svolta elettronica quattro anni fa. E adesso? Da quasi due anni scomparsi dalle scene, anche in sede live (il loro vero habitat), ognuno diviso tra vari side-project e collaborazioni, nonostante l’ottimo riscontro di pubblico di It’s Blitz!. Ad un primo ascolto sembrano riprendere a piene mani dal disco precedente, senza la stessa appariscenza eighties fatta di lustrini e beat, ma fortunatamente tutto rimane nel cassetto delle “prime impressioni”. Sacrilege è l’opener del disco, nonché primo singolo che ha anticipato di qualche settimana l’uscita dell’album (degni di nota l’esibizione al Letterman e il video musicale), un modo eccezionale per cominciare, con un pathos sempre crescente dato da un utilizzo di cori affidato al Coro Gospel di Broadway. Le tracce successive sono le più ispirate e che sicuramente troveranno la loro dimensione live, parliamo dell’omonima Mosquito, tra le più dure e “vecchia maniera” del combo insieme ad Area 52, Subway emblema della svolta intimista dei tre musicisti, ritratto ideale dell’atmosfera da metropolitane. Tra le novità, che probabilmente tracceranno l’album che verrà, spicca Under the Earth, echi post-punk con una Karen O vicina a Siouxsie e i suoi Banshees, mentre Always è il punto di congiuntura ideale con il lavoro precedente. Un impronta romantica che ha messo da parte (per ora) le furie elettriche, i facili ritornelli e l’ondata wave degli anni passati, questo è Mosquito, un insieme omogeneo di nuove idee con il giusto occhio di riguardo al proprio passato, quel passato che spesso e volentieri ha dato tanto in termini di critica e pubblica ai nostri.

Quello che sembra mancare – questa volta – è quella carica che li ha accompagnati per tutti questi anni, la mancanza di una Heads Will Roll, Gold Lion o Maps, nonostante il lavoro di ammorbidimento sonoro che dovrebbe automaticamente creare “Il Singolo”. Dati i consensi avuti negli anni, avrebbero potuto adagiarsi sugli allori e continuare a propinare la stessa solfa come il classico artista affermato, nascondendosi dietro alla false aspettative dei fan che “voglion sempre la stessa cosa”, segno di una stanchezza compositiva non dichiarata. Provate ad assistere ad un loro live, magari cercatelo su Youtube, e ditemi: questi tre figli della Grande Mela vi sembrano stanchi?

 

(21/04/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.