WZRD – WZRD

Scheda
Rispetto al genere
4.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
3.0


Voto
4.0

4/ 10

di Giorgio Albano

 Chi l’ha detto che un rapper deve per forza rimanere tale per tutta la vita? Sicuramente non la pensa così Kid Cudi. L’artista new yorkese è infatti tornato sulle scene con un progetto dal nome e dal sound decisamente diversi dal suo passato. Gli WZRD infatti non sono affatto un gruppo hip hop ma, anzi, lavorano sulle sponde del rock sperimentale e dell’elettronica. Kid si è fatto affiancare in questo particolare progetto dal produttore e polistrumentista Dot Da Genius. Questa unione ha, come detto, portato ad un cd omonimo del gruppo uscito ufficialmente il 31 Gennaio, anche giorno del compleanno dello stesso Cudi. Il disco contiene undici tracce ed è di difficile collocazione nelle etichette dei generi. Sono presenti chitarre e batterie degne delle migliori rock band, affiancate però da suoni elettronici e una voce (e uno spirito) ancora vicini alla musica “nera” da cui entrambi i membri del gruppo hanno radici. Un ottimo esempio è “Love Hard”.  Quarta traccia del disco, comincia con una chitarra piuttosto cattiva per poi andare a sfociare nell’ elettronica stile club (altra influenza già presente nel sound di Kid).

Il disco può contare anche su alcune collaborazioni eccellenti. La più nota è quella con Desire, nel brano che è stato scelto come singolo per lanciare l’intero album: “Teletrasport to me, Jamie”. La canzone è dedicata alla ragazza di Kid: Jamie Baratta. Come il resto dell’album questa traccia gioca tantissimo sulla sperimentazione e (quasi) il contrasto tra una voce ed un testo quasi hip hop e una base elettronica in cui spunta ogni tanto una nota rock con qualche chitarra piuttosto estemporanea.

 L’altra canzone che può vantare una featuring è “The dream time machine”. Composta insieme agli Empire of the sun risulta essere una delle tracce migliori della album. Gli ingredienti sono simili a “Teletrasport to me” ma in questo caso la canzone risulta molto più equilibrata in quelle che sono i suoi componenti, facendoci vedere quello che il gruppo aveva immaginato per questo disco.

Il disco continua in modo piuttosto strano, saltando e attingendo da diversi generi, con alcune tracce meglio riuscite di altre. Purtroppo, per quanto io sia un profondo sostenitore di progetti del genere, devo ammettere che riuscire a trovare l’alchimia giusta sia davvero difficile. Il pericolo è di trovarsi con niente di davvero concreto in mano: un misto di tutto, senza però avere un sound ben definito su cui appoggiarsi e su cui fondare un disco. Come scusante bisogna però aggiungere che il gruppo è al suo primo album per questo progetto e che comunque non è sicuramente il lavoro principale di entrambi i membri. Un gruppo nato per sperimentare un po’ come se fosse un gioco e da prendere come un “esperimento giocoso” appunto,senza troppa serietà e critica.

(05/03/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.