Wildmen – Wildmen

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Marco Favaro

Piglio sfrontato e occhiali da sole. Probabilmente per nascondere gli occhi pesti. Se per una rissa o per una serata tirata troppo avanti, decidetelo voi. Loro sono i Wildmen, duo garage-rock senza mezze misure, cresciuto nel non-luogo  – sconosciuto ai più – dove il Tevere si immette nel Mississippi. Dopo aver disseminato in giro uno split ed un paio di singoli, percorso l’Italia e l’Europa con un tour radicale, arrivano al primo full lenght album, l’omonimo Wildmen, in uscita il 14 marzo per Shit Music For Shit People. Undici brani compatti che creano un gorgo torbido come quelli del Mississippi, appunto.  Chitarra dilagante, batteria tirata al punto giusto, voci graffianti.  Ma è un’ondata ragionata e che arriva da lontano:  dietro ci sono parecchi decenni di blues, sprazzi di ragtime da strada, il garage-psych dei 13th Floor Elevators, il sound accattivante dei più recenti Black Lips e Black Keys. Si entra subito nel vivo con l’iniziale Haters Gonna Hate, e con il riff di Drunk le danze potrebbero risultare ormai inarrestabili.  La scaletta dell’album non lascia spazio per rifiatare: i punti migliori nella saltellante Goin’ Away e nel suono sporco di 20,000 $. Certo si concede poco alle variazioni e alle rifiniture, ma il sound centra pieno il cuore pulsante del rock’n’roll, tra divertimento e irruenza, e i brani hanno un enorme pregio: danno l’impressione di voler spargere fuori dall’album, sembrano implorare di essere suonati dal vivo.

 

(21/03/2013)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.