Why? – Mumps, etc.

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
3.0


Hype
4.0


Voto
4.0

4/ 10

di Redazione

La prima impressione che si ha dall’ascolto di questo ultimo album dei Why? Quella di una band decisamente sottotono. Una generale atmosfera di rilassatezza e la volontà a tutti i costi di far riferimento un genere musicale ibrido pervadono Mumps, etc. apportandone tutt’altro che benefici. Il nuovo lavoro di Yoni Wolf e compagni, nonostante alcuni (pochi) episodi memorabili e dopo necessari e ripetuti ascolti, non convince appieno. Quale direzione la band californiana abbia voluto intraprendere con questo quarto lavoro di studio non è chiara e lascia alquanto perplessi. Le premesse dopo gli ultimi due lavori erano davvero interessanti e le aspettative erano molto alte: Alopecia ed Eskimo Snow, anche se musicalmente differenti, appartenevano in qualche modo alla stessa identità dell’eccentrico artista, senza snaturarne il fascino. Se nel primo si puntava al lato hip-hop della band, nel secondo Yoni Wolf dimostrava anche di poter cantare in modo ispirato su sonorità vicine al dream-pop, che sembravano create ad hoc per accompagnare una voce particolare e interessante, anche se a tratti fin troppo nasale. Quello che manca a questo Mumps, etc. è quell’armonia musicale che caratterizzava i lavori precedenti, con quelle soluzioni accattivanti e geniali. Gran parte del disco appare adagiato su se stesso e scorre senza grosse sorprese, spesso utilizzando vocalità forzate che spingono a passare alla traccia successiva per trovare sollievo. Questa è l’impressione che si ha soprattutto per tracce come Thirteen on high o Thirst. I brani che fanno sperare in un futuro per la band compaiono in numero davvero esiguo: se tralasciamo i due orecchiabili brani iniziali, che forniscono una buona apertura e sono stati scelti come singoli, e Waterlines, che lascia il segno con la sua musicalità e il suo ritornello efficace, si comincia a avvertire che qualcosa non va. Si susseguono brani che non trasmettono alcuna sensazione, fino a quando non compare Sod in the seed, con i suoi ritmi decisi e Distance, traccia molto bella nelle sonorità, nonostante si abbia l’impressione che il cantato (rappato?) ce la metta tutta per rovinare il tutto. Questo album rappresenta la naturale evoluzione di quanto sviluppato dalla band nei lavori precedenti, ma sembra che qualcosa nel processo non abbia funzionato. Il disco ha senza dubbio i suoi momenti importanti che ci fanno ricordare il perchè di tutta l’attenzione dedicata a questa band, momenti che sono tuttavia sporadici e insufficienti a salvare questo lavoro da un giudizio negativo.

(03/11/2012)

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