We Were Promised Jetpacks – In the Pit of the Stomac

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Giorgio Albano

We Were Promised Jetpacks, nome parecchio lungo e gruppo non tanto conosciuto ma nonostante tutto bravo. Per chi non li conoscesse nascono ad  Edimburgo e sono al loro secondo album. Il loro primo lavoro, “These Four Walls” era stato ben accolto da critica e pubblico. Ora i ragazzi erano chiamati alla conferma, e in effetti, direi che ci sono riusciti. “In the Pit of stomac” è stato mixato da Peter Katis, già collaboratore di gruppi come Interpol e the National,e se ne sentono gli effetti con un sound che ricorda molto quello di questi due gruppi. Il sound è appunto cupo e dai ritmi sostenuti, in pieno stile indie- rock. L’ album è anche caratterizzato da un lavoro più ricercato e maniacale rispetto al precendente. Basti pensare che l’ album di esordio era stato registrato in solo 8 giorni di lavoro; questo in tre settimane. Nonostante questo rimane immutata quella sensazione di live nel disco. Nonostante i suoni siano perfettamente puliti e campionati c’è sempre la sensazione di sentire proprio il gruppo dall’ altra parte del vetro che sta suonando.

 Il disco è molto omogeneo,e anche in questo si nota la maturazione del gruppo. Ogni traccia acquista valore perché inserito nel contesto dell’album. L’altra faccia della medaglia è però l’ assenza di canzoni davvero di spicco. Apprezzi il cd ma non le singole tracce. Lo scorso lavoro era invece più un insieme più o meno casuale di belle tracce. Sulla lavorazione del disco ha sicuramente pesato la malattia di Michael Palmer. Il chitarrista della band era affetto da linfoma di Hodgiking (da cui è guarito). I segni più evidenti si ritrovano proprio nel cd: tristezza e suoni cupi mischiati con ritmo e tanta rabbia. Forse addirittura troppa. Questa è “Medicine”, canzone che si candida a diventare pezzo forte dell’album.

(29/10/2011)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.

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