We Came as Romans – Tracing Back Roots

Scheda
Rispetto al genere
4.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
4.0


Voto
4.3

4.3/ 10

di Simone Picchi

Dichiarano di arrivare come gli antichi romani, quel leggendario esercito capace di spazzare via ogni nemico con forza e capacità tattica. Intento nobile se vogliamo, ma decisamente fuori dal loro mirino. Nati otto anni fa nelle vicinanze di Detroit, nella loro formazione annoverano sei membri, inclusi due chitarre e due cantanti, seguendo la moda emo/post-hardcore nell’acconciatura e nelle tematiche. E’ il momento di questo terzo album Tracing Back Roots, un po’ presto per tornare alle origini tracciate appena quattro anni fa.
Come ogni buona (?) band post-hardcore/metalcore che si rispetti ogni traccia scivola tra parti in scream o growl con una parte ritmica intensa per scivolare puntulamente in un cantato pulito con conseguente ammorbidimento, come ad entrare ed uscire in sequenza regolare dai vari tunnel di un tratto autostradale. Si parte con la titletrack che, pur iniziando con il piede giusto e continuando per più di metà canzone, si perde inevitabilmente nel coro adolescenziale di Kyle Pavone. Si continua male con la traccia peggiore del lotto, Fade Away, nella quale i chitarroni iniziali non reggono l’eccessivo miele sprigionato nel ritornello. Qualche spiraglio di cambiamento proviene dai deboli inserimenti elettronici sparsi qua e là, che portano stancamente a metà album dove troviamo Hope (manco a dirlo, primo singolo estratto dall’album). Fortunatamente Present, Future and Past alza la media qualitativa, senza dubbio la migliore traccia del combo dove il cantato pulito non la fa da padrone lasciando spazio ad un ritmo serrato con un bel growl che incornicia nel modo giusto lo strumentale. Echi di Atreyu (Never Let Me Go) e As I Lay Dying (Tell Me Now) anticipano la conclusione del lavoro.
Il grande difetto di un genere come quello proposto dalla band del Michigan è l’eccessiva ripetitività nelle soluzioni adottate, difficile staccarsi dal solito breakdown di batteria, i soliti arpeggi sognanti che anticipano l’alternarsi disperato delle due voci che tolgono a vicenda la forza dell’altra, annullando di fatto quei pochi lidi felici presenti. Quello che ne esce fuori è un miscuglio di altre band, senza alcun tipo di suono personale, una sorta di bagaglio musicale che può essere apprezzato solo dall’ascoltatore assiduo di certe sonorità. Un genere saturo che se ha avuto un periodo d’oro, non è da ricercare nelle produzioni We Came as Romans che proseguono con stanchezza un discorso intrapreso in modo migliore da altri. A meno che non vogliate abbordare una ragazza alternativa alle prime armi con addosso delle vans, trucco nero e il poster dei Bullet For My Valentine in camera.

(26/07/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.