Wagons – Rumble, Shake & Tumble

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.3

7.3/ 10

di Davide Agazzi

La voce malefica di Cave, le scampagnate a Folsom Prison di Cash ed il rock fine anni ’70 di Tom Petty. Il tutto, condito in salsa country-rock e messo a rosolare al sole dell’Ayers Rock, in Australia. Ecco spiegata la ricetta di “Rumble, Shake & Tumble”, titolo in stile Pogues dei Wagons, piccola, grande realtà dell’Oceania musicale. Uscito sul finire dell’estate nei negozi di dischi, il quinto album della band australiana affonda le proprie radici nella grande storia americana, per emigrare a Sud a suon di nostalgiche “murder ballads”. La venatura blues-Grinderman lascia solchi e ferite profonde, in un gruppo che ha fatto della tournèe e del viaggiare il proprio credo. E’ musica da viaggio, da grandi paesaggi, Australiani o Americani, non importa.

L’ode a Willie Nelson, leggendario protagonista della musica d’oltreoceano e membro degli Highwaymen, è un chiaro messaggio a chi si voglia approcciare a questo disco. Un album per giovani nostalgici, pronti a commuoversi sulle note di “My Daydreams” e a scatenarsi sul tranquillo rockabilly di “I Blew it’’. L’attuale girovagare a zonzo per l’East Coast australiana, insieme al chitarrista Joe Pug, è solo il metodo più facile per divulgare la propria musica. Un disco registrato sulla polvere della campagna di Melbourne, ma fortemente americano, come testimonia anche l’utilizzo del Washboard, il tradizionale strumento delle orchestre cajun. Henry Wagons, frontman dell’omonima band, è un cantastorie dal timbro maledetto, pronto a duellare nel suo rodeo di canguri. Un country duro e puro, capace di andare oltre le tradizione e di confondersi con la traccia d’apertura “Downlow”, completamente stonata dal resto dell’album e più vicina ad un rock leggero e parecchio ingiallito. Insomma, quella dei Wagons è una carovana australiana diretta al cuore dell’America, piena di tradizione, senza troppi fronzoli, ma, forse, con qualche deviazione di troppo.

(17/10/2011)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.

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