Vybz Kartel – Kingston Story

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
5.0


Voto
5.7

5.7/ 10

di Lorenzo Li Veli

Vybz Kartel è un personaggio controverso. Dalla faida con Mavado allo schiarimento di pelle, pare che il più famoso dj giamaicano abbia svolto un’intensa opera di marketing, facendo parlare di sé il più possibile. E, infatti, i risultati non hanno tardato ad arrivare. Complice l’intervista alla rivista Rolling Stone statunitense e il lungo articolo dedicatogli sull’edizione online del New York Times, Kingston Story, l’ultima fatica discografica del cantante originario di Kingston, era di gran lunga l’uscita più attesa nel mondo della dancehall e del reggae. Vybz Kartel è famoso per la sua enorme produzione di singoli di qualità, non certo per la bellezza dei suoi lavori discografici. Pon di Gaza 2.0, cd precedente, era un’insormontabile macigno di oltre due ore, privo di qualsiasi originalità o brillantezza. Kingston story non è l’album che possa consacrare definitivamente un artista all’infuori del territorio caraibico, ma dimostra che il dj giamaicano si sta impegnando duramente per migliorare. Grave pecca dell’album è l’uso criminoso dell’autotune: non esiste una canzone in cui non venga usato. La voce lamentosa di Vybz, già dura da reggere per un intero prodotto, diventa ancora più insopportabile.

Il disco parte subito forte, con una bellissima traccia d’apertura, Jamaica, dove l’artista descrive un originale spaccato della sua terra madre. L’avvio in quinta è, però, fuorviante, visto che la qualità inizia a scemare vertiginosamente: Beautiful girl è una traccia più che trascurabile, mentre la ballata elettro-pop Half on baby, nonostante la melodia orecchiabile, non dovrebbe trovarsi in un album di Kartel. Kingston story si compone di canzoni pseudo elettroniche, in cui si fa fatica a riconoscere l’artista dissacrante che è stato in passato Vybz. Mi remember, Yuh love, Wine pon me sono tracce in cui si nota un’evidente virata alle sonorità più commerciali, mossa eseguita per avere un bacino di pubblico più vasto, una scelta discutibile, visto il risultato a cui si è giunti. La collaborazione con Dre Skull, produttore statunitense, non ha certamente portato i frutti sperati, anche se la base di Breathless, su cui Vybz Kartel si esibisce in un’ottima prova, risulta la migliore dell’intero cd, con un perfetto mix tra elettronica e suoni caraibici. Questa non è, tuttavia, una bocciatura per il duo, che potrebbe migliorare nel corso del tempo.

Il Vybz Kartel delle origini rivive nelle canzoni dancehall vecchio stampo, come l’abusata Go go wine, in radio mesi prima dell’uscita del disco. Anche l’estiva Summa time, stranamente inserita come bonus track, svolge alla perfezione il suo compito di tormentone da ascoltare sotto il solleone.

Kingston story è un cd dal doppio aspetto, un lavoro che dimostra la voglia di evolversi di Vybz senza, però, abbandonare le origini che lo hanno reso così celebre in Giamaica. L’album risulta, così, un po’ raffazzonato e pasticciato, senza un filo conduttore che accompagni l’ascoltatore dall’inizio alla fine secondo un percorso musicale sensato. Appuntamento fallito per Vybz, che si spera di poter riascoltare presto al top della forma, nelle varie canzone che periodicamente escono.

(01/10/2011)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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