Voivod – Target Earth

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.5


Voto
8.5

8.5/ 10

di Alekos Capelli

Con un inquietante soldato alieno in copertina (stile “La Sentinella” di Fredrick Brown), tornano i geniali canadesi Voivod, teste di serie del metallo più avanguardistico e open-minded da ormai tre decadi. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, dai tempi del seminale debutto thrash War And Pain (1984), così come di svariate sventure personali e artistiche,  a causa delle quali la band non ha mai raccolto quanto giustamente meritato. Ciò nonostante, ricordando la traccia conclusiva del come back omonimo del 2003 (We Carry On), Michel Langevin (a.k.a. Away) e soci non hanno mai mollato, mostrando una sincera e incrollabile determinazione a portare avanti la loro personalissima creatura musicale, attraverso una serie invidiabile di album-capolavoro, sempre eterogenei e innovativi. Sotto molti punti di vista il nuovo Target Earth è proprio un collettore, una ricapitolazione delle varie esperienze/influenze/sonorità indagate dai Voivod in carriera, caratterizzandosi da subito come un fondamentale tassello di sintesi, dopo almeno due uscite dignitose ma probabilmente non essenziali e memorabili (Katorz e Infini). Le ragioni di questo positivo e sensibile salto di qualità stanno innanzitutto nella rinnovata line-up. Target Earth è infatti il Voivod (1)primo album composto da Away e dal vocalist Snake (il primo membro storico a rientrare in formazione) assieme al vecchio bassista Blacky (Jean-Yves Thériault, dapprima sostituito dalla star metallica Jason Newsted), ma soprattutto col nuovo chitarrista Chewy (Daniel Mongrain, già con Martyr, ex-Cryptopsy, ex-Gorguts), chiamato al delicatissimo avvicendamento col compianto Piggy (Denis D’Amour, scomparso nel 2005). Mongrain, le cui impressionanti capacità (di scuola technical-death) sono già state testate e promosse nel corso degli ultimi, trionfali tour, si dimostra perfettamente a suo agio anche in sede di composizione, garantendo una necessaria continuità stilistica, pur preservando la sua individualità, come dimostra la title-track, opener dinamica e mutevole, ricca di groove, melodie dissonanti e un bel solo. Il disco si sviluppa poi lungo de direttrici parallele, l’una dedicata a brani più immediata e diretta, figlia di quell’espressività speed-thrash degli esordi (Kluskap O’Kom, Resistence, Kaleidos), l’altra maggiormente incline alle aperture sperimentali, sia in chiave space-psych (sulla falsariga dei fondamentali Nothingface e The Outer Limits), sia pesante e oscura (l’era Forrest di Negatron e Phobos). I brani appartenenti a questa seconda tipologia (Empathy For The Enemy, Warchaic e Artefact) si attestano come le cose migliori mai incise dai Voivod da molti anni a questa parte, impressionando positivamente per intensità, lucidità e genuina vena progressiva. Target Earth, registrato da Pierre Rémillard e mixato da Sanford Parker (Minsk, Pelican, Nachtmystium, Rwake), sfoggia inoltre un sound rifinito e definito, ben bilanciato fra necessaria pulizia e abrasiva verve metallica. L’oscuro ma ormai familiare universo sci-fi dei Voivod, contemporaneamente strano e ironico, risplende in questi solchi con l’esplosiva potenza di una supernova, catapultandoci in una dimensione spazio/tempo (che sia proprio la Dimension Hatröss?) di puro entusiasmo musicale. Target Earth, obiettivo centrato, missione compiuta.

(30/01/2013)

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Alekos Capelli
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