Vinicio Capossela – Rebetiko Gymnastas

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Marco Favaro

Dopo le fatiche del viaggio per mare, la sosta nel porto. Ma -notoriamente- i porti non sono luoghi per spiriti tranquilli: qui la quiete è solo l’illusione di un attimo e subito un qualcosa lasciato in sospeso, un piccolo imprevisto, un affaruccio da nulla ti piove sul capo a rimettere in moto gli eventi. Rebetiko Gymnastas segue, ad un anno di distanza, Marinai, Profeti e Balene: Capossela, appena sbarcato, affronta l’ambiziosa prova di dar nuova pelle ad alcuni suoi vecchi brani, reinterpretandoli in chiave rebetika, la musica greca dei porti e delle periferie, dell’esilio e dell’assenza, melodie affilate per denunciare l’amarezza della vita.

Gli otto brani rivisitati sono: Gymnastika (in russo, l’originale è di Vladimir Vysotskij) Contrada Chiavicone e Morna (da Il ballo di S.Vito),  Con una rosa ,Contratto per Karelias (già a sua volta rivisitazione in italiano del brano rebetiko Fragosyriani di Markos Vamvakaris), Corre il soldato e Signora Luna  (da Canzoni a Manovella),  Non è l’amore che va via (da Camera a Sud) e Scivola vai via (da All’una e 35 circa). Si aggiungo quattro inediti (Rebetiko Mou, Misirlou, Abbandonato e Cancion de las simplas cosas) e la ghost-track Come Prima, inedito duetto italo-ellenico dell’originale di Tony Dallara. Ad affrontare l’impresa con il Nostro, una ciurma di tutto rispetto: i musicisti greci Kaiti Ntali (voce), Manolis Pappos (bouzouki), Vassili Massalas (baglama), Ntinos Chatziiordanou (fisarmonica) e Socratis Ganiaris (percussioni); i vecchi compagni di Capossela Alessandro “Asso” Stefana (chitarra) e Glauco Zuppiroli (contrabbasso) e gli ospiti Marc Ribot (ormai un fedelissimo, alla chitarra), Mauro Pagani (violino) e Ricardo Pereira (chitarra portuguesa).

Quello a cui Capossela mirava -e i risultati sono buoni- era realizzare un album che non fosse solo una riproposizione in rebetiko di sue composizioni, ma un album di rebetiko in sé; le vecchie canzoni godono qui di vita nuova, gravide dell’atmosfera greca: gli arrangiamenti si legano a formare un disco compatto, dove i diversi stili di rebetiko si alternano formando una degna antologia del genere. Arricchiscono il lavoro le traduzioni in greco presenti sul booklet dei testi italiani. I momenti migliori dell’album sono l’ebbro barcollio di Rebetiko Mou, con l’intreccio tra il bouzouki e la chitarra di Ribot, l’intensa rilettura del successo rebetiko internazionale Misirlou (presente anche nella soundtrack di Pulp Fiction), Signora Luna, dove la Grecia incontra il west evocato dalla chitarra di Stefana e la finale Scivola vai via, perfetta compenetrazione tra la veste rebetika e i caratteri più propri di Capossela. Viene meno in Rebetiko Gymnastas la visionarietà di Marinai, Profeti e Balene, il senso di viaggio sul filo del rasoio, ma fa valere il suo peso l’operazione culturale dell’album, l’omaggio alla tradizione musicale del rebetiko, musica greca e del Mediterraneo, e il richiamo a mantenere in esercizio il confronto con le nostre origini. Tanto più che le nostre origini sono ormai sparse su tutte le coste del globo: e infatti Abbandonato è una libera interpretazione di Los ejes de mi carreta del formidabile chitarrista argentino Atahualpa Yupanqui e Cancion de las simplas cosas fu già interpretata da Mercedes Sosa e Chavel Vargas. Rebetiko Gymnastas si disvela a più livelli e ci ricorda che l’esercizio di rielaborazione musicale e l’esercizio di vita sono una cosa sola.

(12/06/2012)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.