[VIDEOTEQUE] M.I.A. e la Shaolin Gener8ion

di Mattia Nesto

Il nuovo video dell’alter ego di Surkin – che vanta il featuring della “tigre” M.I.A. – è un adattamento del film del 2012 “Dragon Girls”  e coinvolge i 36.000 studenti della scuola di lotta più grande di Cina.

I video, in questi ultimi anni, si dividono in due categorie che se fossimo prosecutori del secondo Buffon più famoso della Storia, ovvero il naturalista settecentesco  Georges-Louis Leclerc de Buffon, chiameremmo “regni iconici”. Due regni quindi, con ordinamenti ed estetiche completamente differenti: da un lato i video intimi, tutti racchiusi in una stanza, oppure in un gesto o concentrati su di una persona, che si erge quasi a divinità pagana (vedere e rivedere per credere, ad esempio, il colossale 7/11 di Beyonce) e dall’altra parte i video coraloni, in cui non solo sono presenti le coreografie eseguite perfettamente ma è proprio la massa a farla da padrone. Al secondo “regno iconico” appartiene il video The New International Sound Pt. II, primo singolo estratto dal nuovo EP di Gener8ion aka il produttore francese Surkin, realizzato in collaborazione con “sua maestà” M.I.A. (che è sempre bene ricordare si chiami, per esteso, Mathangi “Maya” Arulpragasam, tanto per ribadire il concetto della più figa “tigre Tamil” mai apparsa sull’Orbe terracqueo).

In The New International Sound Pt. II il primo frame è già chiaramente esaustivo su dove si vada a parare: un dolly riprende un enorme campo per le esercitazioni (che pare essere ubicato in qualche sperduta capitale di distretto regionale tra Cina e Korea) con una massa di ragazze e ragazzi intenti a muoversi in perfetta sincronica. Una scena di massa che più di massa non si può, che rimanda ora a certe scene di Ottobre di Ėjzenštejn (esatto, il regista di “La corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!” come da fantozziana memoria ci sovviene) ora di Fitzcarraldo di Werner Herzog (che certo il regista del video, Inigo Westmeier, ha visto e avuto tempo per assimilare). L’arrivo dei giovani atleti è impressionante, corrono verso lo spettatore come un enorme organismo che sa esattamente dove andare: corrono con le braccia aperte, centinaia di epigoni dell’areoplanino Montella dei tempi d’oro. Poi la ripresa cambia e si vede il classico squallido condominio di architettura socialista (in questo caso maoista) con appartamenti tutti uguali e persino panni  stesi e facce non differenti le une dagli altri. È un video in cui si parla di generazione, quindi di generalizzazione anche in un certo senso e proprio per questo non è il singolo a contare, ma il numero che, al contrario di tanta retorica&retorichetta, non è potenza, bensì dato di fatto, reale e tangibile, come le mosse shaolin da farsi con religiosa cura. Ogni tanto ci si sofferma su un volto o un’espressione di qualche studente, ma solo per un attimo. Conta la massa, il resto è passato.

Il regista Westmeier nell’approcciarsi a raccontare le movenze di questi 36.000 studenti della scuola Shaolin Tagou (la più grande scuola di combattimento di tutto la Repubblica Popolare Cinese) sembra quasi un allievo del grande filosofo spagnolo Ortega Y Gasset che nel suo seminale La ribellione delle masse aveva scritto:  “Massa è tutto ciò che non valuta se stesso – né in bene né in male – mediante ragioni speciali, ma che si sente come tutto il mondo, e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri”. Altro che “l’animale senza capo” che aveva descritto Manzoni. In The New International Sound Pt. II la massa sa perfettamente quello che fa e ciò ci viene certificato dai movimenti degli studenti shoalin che non tremano neppure un secondo durante l’esibizione (forse un “saggio di fine anno” davanti ai massimi vertici del Partito locale). Le spade che imbracciano sono diretta prosecuzione dei loro avambracci, le loro gambe si muovono all’unisono “come steli di giunco mossi dal vento”. Non hanno tempo da perdere per alambiccarsi su inutili sentimentalismi o in struggimenti tardo adolescenziali: questi studenti, o meglio combattenti, sono lo spirito guerriero della “Tigre cinese” destinata a sbranarsi il mondo.

E chi meglio della tigre tamil M.I.A. ce lo potrebbe cantare? Infatti la voce dell’artista britannica (le strofe “You can kill my privacy/But you can’t kill that love in me” sono una delle cose più belle sentite da molto tempo a questa parte), stemperati in massici echi di vocoder, dà all’immaginario della canzone (e del video) un tono epico e magniloquente, quasi davvero ci trovasse di fronte “ad una nuova Era”. Fanno quasi sorridere le parate dei Giochi del Littorio griffati Istituto Luce o le pagliacciate di quel pacioccone di Kim Jong- un. Le giovani e i giovani shaolin non fanno la guerra, è il mondo ad esserlo. Loro si limitano a non sbagliare i passi, a danzare con le armi strette in pugno e a guardare con rabbia al futuro: il Sole Rosso sta per risorgere. In fondo lo aveva già detto Klaus Kinski in Fitzcarraldo: “Chi sogna può muovere le montagne”.

 

You can kill my privacy 
But you can’t kill that love in me

(16/06/2015)

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Mattia Nesto

Fa’ che la morte mia, Signor, la sia comò ‘l score de un fiume in t’el mar grando