Veronica Falls – Waiting For Something To Happen

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.2

6.2/ 10

di Matteo Monaco

I Veronica Falls, alla prova dell’omonimo esordio, avevano lasciato sull’annoiato sentiero indie di inizio decennio un’impronta del tutto personale. Vuoi per la varietà e per la vocazione multitonale dei pezzi in scaletta, vuoi per la particolare mistura melodica scaturita in primo luogo dalla rarefatta vocalità di Roxanne Clifford, il primo album trovava la luce del successo nelle suggestioni cartoon-horror di Beachy Head come negli arabeschi chitarristici di Found Love In The Graveyard. Ora tocca a Waiting For Something To Happen confermare (o smentire) i tiepidi consensi raccolti negli ultimi due anni, partendo dal proverbiale dilemma della “prova seconda”: alzare la posta o cambiare gioco? La band londinese, almeno su questo, non ha sperimentato un’eccessiva esitazione. Pronti, via: Tell Me si avventura in un’inedita cavalcata sulle pianure del rock melodico, grazie ad una ritmica svelta e alla rotonda espressività delle parti di chitarra, proprio come la successiva titletrack e come, nella sua sognante introspezione lirica,  Buried Alive. Il gioco è cambiato, le regole pure, ma la sensazione è che questa coerenza interna abbia iniziato ad esistere per davvero solo adesso. Là dove, nei solchi del primo disco, il grigio e regolare incedere dell’indie-pop incontrava qualche notevole scheggia di ispirazione, ora lo scheletro generale si impone in tutta la sua rigidità sugli arti di questo Waiting For Something To Happen. È così che trovano sostanza anche la studiata spensieratezza del singolo acchiappa-consensi Teenage e i rapidi accordi di My Heart Beats. Non che in questo gioco manchi una logica di fondo: per un gruppo di buon talento, a volte, una ferrea omogeneità sonora può più delle idee. E sicuramente questa stessa coerenza tra le parti deve avere la meglio quando sono proprio le idee a vacillare per prime. Forse è per questo che, su tutto il repertorio di questo capitolo secondo, la viziosa e velvettiana cantilena di Shooting Star e l’omaggio agli Stereolab contenuto in If You Still Want Me conquistano per sè tutta l’attenzione dell’ascoltatore. Così estranee al piano generale tanto da sembrare fuori luogo, queste “deragliate” dal percorso prestabilito ancora ricordano i piacevoli (e spesso ben riusciti) esperimenti di un non lontano 2011. Anche se è prematuro e in parte ingiusto parlare di bocciature, la sensazione è che i Veronica Falls non abbiano compiuto l’operazione magica che trasforma un sound acerbo in una consistente prova di personalità. Cercansi tempi migliori. Perchè per superare gli sbadigli si deve poter ridere e a volte soffrire, osare e correre rischi.

(20/02/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.