Veronica Falls – Veronica Falls

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Matteo Monaco

C’era una volta l’indie. E c’è anche adesso, fresco come non mai nell’esordio dei Veronica Falls. Quattro ragazzi di Londra, acconciati all’ultima moda DIY delle gonne a fiori e golf dal tessuto liso, riscoprono apparentemente da un cappello magico la matematica intrisa d’amore che è il rock. Perchè in fondo è semplice, sui solchi dei dischi che rimangono impressi nella memoria, tagliare e condensare le note in un’unico motivo di fondo, che lega all’ascolto. L’accordo di chitarra trascinato dei Rolling Stones, o le cascate di cori dei Beach Boys, come il battito continuo dei Nirvana: tutti legati da un’anima propria, la stessa che i Veronica Falls riscoprono nel loro debutto. Intendiamoci, i paragoni sono del tutto parziali, vuoi per l’età verdissima degli interessati, vuoi per la discografia ancora tutta da scrivere.

Il pudore però perde la battaglia con le analogie, ascoltando la già famosa “Beachy Head”. Accordi dolcemente punk, e la voce di Roxanne Clifford a sfidare Grace Slick dei Jefferson Airplane, ricavandone un quadro di fumoso e trascinante proto-shoegaze. Come agli esordi dell‘indie style, si assiste ad una decostruzione degli stilemi classici all’insegna di un individualismo colto e allo stesso spontaneo. Con la sensazione, sempre più lampante, che “Veronica Falls” sia più il fratello minore del rock da collezione, che un figliastro viziato alla Supergrass.

“Bad Feeling”, per continuare sulla scia dei buoni maestri, attacca come “Paint It Black” e gioca con cori, cambi di tempo e melodie, in un’altra preziosa prova di personalità. Un carattere che è sfuggito davvero a pochi, sulle due sponde dell’Atlantico: dai blog italiani più attivi in campo indie fino ai radical-chic di Pitchfork, fa specie osservare il nome dei debuttanti Veronica Falls in evidenza su ogni piattaforma.

Forse non ci stiamo sbagliando, e questo quartetto londinese che suona canzoni allegre e malinconiche dimostrerà di valere questa attenzione, e queste scomode analogie. Ma, anche se questo debutto fosse una perla rispetto ad un futuro nero, e nonostante l’abuso del contrasto invecchiante nei servizi fotografici, sarebbe un delitto paragonare lo spirito rock di “Veronica Falls” ai giocattoli usa-e-getta che invadono lo scaffale indie.

(27/09/2011)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.

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