Vedova Virgo – Meccanica Della Morte

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Alekos Capelli

Vedova Virgo è il desiderio incompiuto, la disillusione della vita che diventa inquietudine profonda dell’animo umano. Influenzati dalla migliore american gothic music e dalla new wave italiana degli anni ‘80, i Vedova Virgo nascono nel 2007 da un’idea di Patrick Morrigan G. (Le Vene Di Lucretia, Madam) e Furyo Biagioni (Mandragora Scream, Avoid). Un death rock tutto italiano che questi musicisti fiorentini (coadiuvati da Aliosha De Renzis al basso, Luca Di Pardo alla batteria e Silvia Ceretelli alle tastiere) portano avanti con passione, dando vita a uno dei progetti più interessanti in ambito dark sia italiano sia internazionale. Paragrafo introduttivo preso di peso dal press-kit della band, perfetto nel descrivere con efficacia e sintesi il sound composito rinvenibile in questo Meccanica Della Morte, secondo album del gruppo (dopo l’esordio Ectras Anemos, del 2009). Il connubio/contrapposizione fra vita e morte, eros e thanatos, anima le inquiete trame melodiche del gruppo toscano, raffinando arrangiamenti e partiture genuinamente gotiche, filtrate attraverso freddi ingranaggi meccanici, in una spersonalizzazione dell’umano sentire che aggiorna in chiave horror l’angoscia dei chapliniani Tempi Moderni. Rimanendo sul suolo italico, gli ascendenti culturali di un lavoro del genere possono farsi risalire sin alla strana coppia scapigliatura/futurismo, visto il parallelo rincorrersi di echi romantici (come la splendida immagina di copertina) e morbose pulsioni elettronico-industriali. Il grande pregio dei Vedova Virgo, a discapito di queste elucubrazioni mentali, è la grande immediatezza e appeal dei loro brani, dotati della spontaneità e freschezza necessarie a svecchiare un sound di per se non nuovissimo (abbiamo citato gli anni ’80, non a caso). Il riffing semplice ma non banale di Furyo Biagioni trascina il resto della band col giusto dinamismo del caso, creando una buona alternanza fra momenti più acidi e metallici (Crisalide, Nuova Luce e il bel singolo Megera) e sezioni atmosferiche, territorio d’elezione delle tastiere di Silvia Cerebelli (Dal Profondo, Sognando La Pioggia). Buona anche la prestazione vocale di Patrick Morrigan, che sa dosare bene le componenti più ruvide con linee melodiche in odore di pop. Meccanica Della Morte è dunque un album molto più facile da ascoltare che da descrivere, perché ricco di quelle piccole/grandi sfumature e nuance grazie a cui la semplicità strutturale può diventare, nel migliore dei casi, completezza interpretativa, confezionando un’esperienza d’ascolto a tutto tondo, appetibile a un pubblico vario e trasversale. Carisma e capacità ci sono tutti, e la strada dei Vedova Virgo si preannuncia possibilmente molto ricca di soddisfazioni.

(13/01/2013)

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Alekos Capelli
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